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giovedì 18 novembre 2010

PORTA A PORTA

Continua la grande campagna porta a porta lanciata dal segretario del PD Bersani. Oggi Pierluigi ha bussato alla porta di Palazzo Chigi desideroso di spiegare come si risolve il problema dei rifiuti a Napoli. Dopo tre quarti d'ora impiegati a convincere il portinaio (secondo il quale tanto son napoletani quindi possono anche finire sepolti sotto la loro stessa immondizia) della genialità del suo progetto, Bersani è riuscito anche a salutare con la manina Silvio Berlusconi che entrava dall'ingresso principale a bordo della sua Audi A8.


Tra l'altro, mi domando (scrivo in piccolo per non apparire troppo disfattista): può qualcuno del PD spiegare come si risolve un problema che gli amministratori locali (PD) non hanno risolto in vent'anni e forse hanno anche contribuito a creare?


P.s.: volevamo cambiare la foto per metterci qualcosa di più in tema autunno/inverno. Non ce l'abbiamo fatta mica tanto, come potete vedere! :)

venerdì 10 settembre 2010

POLITICA ED ECONOMIA. IN BREVE.

Politica. Parte la grande campagna porta a porta del PD, lanciata dal segretario del partito Bersani. Una mobilitazione senza precedenti.
Lasciamo fuori i sacchetti della spazzatura, magari li raccattano.

Economia. Crescono del 13% le domande di mutui per comprare casa: ritorna l'ottimismo tra i consumatori italiani?
No, si tratta di gente convinta che il mondo finirà nel 2012.

giovedì 9 settembre 2010

NON CAPISCO.

Non capisco Berlusconi. Ormai l'abbiamo capito tutti che ci tocca tornare a votare: perché fa finta di niente, fa finta che si andrà avanti, fa finta che verrà nominato a breve un nuovo ministro per lo sviluppo economico (manca da 128 giorni e 7 ore), fa finta che ci siano i numeri per andare avanti...?
O forse lo capisco, Berlusconi: non vuole prendersi la responsabilità formale di far cadere il suo stesso governo.

Non capisco Bossi. Che è 'sta fretta di andare a votare? Forse in qualche modo potrebbe ancora ottenere il suo federalismo prima che si tengano nuove elezioni: anche i Finiani potrebbero votarlo, in cambio di qualche altro favore politico...
O forse lo capisco, Bossi: del federalismo alla fine non gliene fotte un cazzo, e ha capito che ai suoi elettori può continuare a prometterlo per decenni che intanto quelli ci credono e lo votano felici. Perché di tutti questi stranieri qua non se ne può più. E neanche di questi italiani, aggiungo io.

Non capisco Bersani. Come si fa a cagarsi sotto e a cercare di allearsi con Fini e Casini? Dai ma per ogni voto che guadagni ne perdi due, non ci arrivi? E pure mi sembravi tanto un bravo ragazzone intelligente... Sarà quella vipera di D'Alema che ti ha messo in testa 'sta roba qua?
O forse lo capisco, Bersani: come noi anche lui ha capito che il PD è un partito che non esiste più, "sinistra" è un concetto di cui neanche ci si ricorda, e almeno ha l'onestà intellettuale di metterci una bella pietra sopra. Alla faccia di chi ancora ci credeva.

E poi non capisco Brunetta! Che se ne sta zitto zitto per qualche mese, fallito miseramente il tentativo di diventare sindaco di Venezia, e poi ricompare magicamente per dire non si sa bene quale assurdità.

Ma chi davvero non capisco è Fini. Che secondo me con questa strana estate ha scritto la parola fine sul suo curriculum da politico: dove pensa di andare? Creare una destra europea in un Paese che politicamente è ai confini con il terzo mondo (si vedano le ambigue alleanze con Reucci e Zarini vari) non mi sembra un'idea particolarmente brillante.

Se qualcuno ci capisce qualcosa, mi aiuti.

domenica 5 settembre 2010

REQUIEM FOR A PARTY

C'era una volta un partito di sinistra.
Poi la parola sinistra iniziò a far paura. E allora si iniziò a parlare di centro-sinistra, perché a dire sinistra si pensava a comunista e i comunisti erano cattivi e mangiavano i bambini e tenevano la barba troppo lunga, che ormai non andava più di moda, eccetera eccetera eccetera.

C'era una volta un partito di centro-sinistra.
Ma centro-sinistra, comunque, era un concetto sfuggevole. La definizione raggruppava persone che avevano poco a che fare l'una con l'altra: c'erano quelli che si deve arrivare vergini al matrimonio e c'erano quelli che si erano tagliati la barba giusto in tempo, ma che sul comò in camera avevano ancora le foto delle vacanze fatte sul pulmino Volkswagen. Ma in un modo o nell'altro si andava d'accordo, come in un matrimonio un po' affrettato, storcendo un po' il naso per alcuni difetti del partner, ma tirando avanti per il bene della famiglia.
Poi anche il centro-sinistra di colpo scomparve. Nessuno capì bene perché, né nessuno saprebbe con precisione dire quando ciò accadde. Forse passò di moda come Cannavaro, il sudoku, l'autostop e pagare le tasse. Forse qualcuno smise di parlarne e poi non si trovò più il coraggio di nominarlo, come a volte succede con i morti, o con gli ex-fidanzati in presenza della persona abbandonata.

C'era una volta un partito riformista.
E già la confusione era alle stelle. Perché di riforme se ne possono fare tante, e alcune possono andare bene e altre meno. Il grande partito riformista, per di più, non si sbilanciò mai più di tanto su quali fossero le riforme buone e quali quelle cattive. Nel grande partito riformista, tanto per rendere le cose ancora più complesse, iniziò anche un grosso via vai di gente che entrava e usciva, da destra come da sinistra, da sopra come da sotto... Tanto fu riformista che sentì continuamente il bisogno di cambiare se stesso, non potendo cambiare il Paese: e allora a capo di questo grande partito si susseguirono in breve tempo personalità anche molto diverse tra loro.

C'era una volta un partito.
Un partito che un tempo fu di sinistra e che tutt'a un tratto non si seppe più che cosa fosse. Quando ci fu da cercare alleanze, si andò a bussare alla porta di signori che un tempo (neanche troppo lontano) si salutavano alzando il braccio destro e altri signori che in alcune zone del nostro Paese avevano (hanno) strani e stretti rapporti con la criminalità organizzata.

C'erano una volta milioni di italiani che ogni anno -perché è così, da queste parti si vota ogni anno- si tappavano il naso e andavano a votare nella speranza che la volta dopo mettere quella croce a matita sarebbe stato più facile, che sì finalmente quelli vecchi non c'erano più e quelli nuovi erano quelli giusti, che era solo un periodo storto ma che la ruota gira...

E invece forse non bastava stare fermi ad aspettare, forse non era così che andavano affrontate le cose, ma forse nessuno se n'era ancora accorto...