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lunedì 24 gennaio 2011

Dietro l'angolo?

Domani andiamo in gita. Si, proprio in gita. Andiamo due giorni a Bologna. Fa un po' ridere ma né io né Ale siamo mai stati a Bologna. Credo non ci vogliano più di due ore da Pavia eppure noi non ci siamo mai stati. Mi ricordo che l'anno della scelta universitaria mi ero interessata anche a questa città ma poi, non mi ricordo perché, è caduta nel dimenticatoio.
Stavo pensando che ho visto un po' di posti in giro per il Mondo, non tantissimi ma abbastanza. Sono stata dall'altra parte del globo, ho preso voli incredibilmente lunghi, ho toccato quasi tutti i continenti ma non saprei dire quello che c'è dietro l'angolo. Senza esagerare ok, ma posso fare un elenco di città lombarde che non ho mai visto, per non parlare del resto di Italia. Ho quindi deciso che ora, quando ho un paio di giorni liberi li uso per l'esplorazione dei nostri territori. Ci sarà un motivo se le nostre città sono piene di turisti, no? Ho deciso che voglio andare a Urbino, a Macerata, a Lucca, a Treviso... e queste sono solo le prime città che mi vengono in mente in cui non ho mai nemmeno messo piede.
Magari le vere meraviglie sono proprio lì, dietro l'angolo, in quel posto che tu non hai mai considerato. E poi perché no, conoscere un po' la propria terra, prima di quella degli altri, non dovrebbe fare male.

mercoledì 1 dicembre 2010

Big city life

E' bello girare in una città straniera e osservare i comportamenti delle persone. Io sarò banale, ma credo proprio che a livello di educazione e aiuto reciproco, noi italiani siamo i peggiori. In qualsiasi posto del mondo ci si trovi gli italiani si riconoscono al volo, è istintivo.
Ora io sono a New York, di italiani ce ne sono tanti, non troppi, ci sono molti più spagnoli e francesi. Secondo me gli americani, o per lo meno i newyorkesi, non ci vogliono molto bene. Nei cartelli "importanti", tipo quelli degli aereoporti, le indicazioni sono scritte in tutte le lingue tranne che in italiano: portoghese, cinese, arabo, turco, ma niente italiano. Ma non ha importanza. E' la seconda volta che vengo a NewYork: ho visto poco la prima volta e sto vedendo poco anche questa volta. Nonostante questo ho scoperto mille posti nuovi, visto angoli speciali e camminato in strade mai viste. Ok, anche ogni volta che vado a Milano scopro posti nuovi, ma l'entusiasmo è un pochino meno. In questi giorni sono qui con mia mamma, non so se è la sua presenza, non so se è il fuso orario, ma tutte le mattine alle 6 e mezza/7 sono in piedi, o meglio sono già a fare colazione. Sono belle le grandi città a quell'ora, c'è già in giro un bel po' di gente ma tutti sono più tranquilli, sembrano andare a rallentatore, sembrano sorridere. Qui a New York sono particolarmente belli i lavoratori: camminano sicuri su questi marciapiedi enormi vestiti molto eleganti ma con ai piedi le scarpe da tennis, zaino in spalla, i-pod nelle orecchie e bicchierone di caffè in mano. Sembrano felici e contenti del lavoro che stanno andando a fare e rendono felice me che li guardo.
Anche se sono qui da soli 4 giorni ho già un omino della colazione di fiducia, già al primo giorno mi sono classificata come un'affezionata. Il gestore è un signore molto gentile e simpatico che ha già imparato quello che prendiamo e quello che ci serve, ha mille tipi di muffin, decine di torte: ormai gli voglio bene.
Di questa città mi piacciono tutti i posti in cui si mangia, mi piacciono le dosi enormi, l'acqua naturale sempre sul tavolo, mille salse e salsine da usare a proprio piacimento, il take away e il poter portare a casa gli avanzi. Provate in Italia a chiedere se vi mettono in una vaschetta quel boccone che avete lasciato nel piatto... Di questa città mi piacciono anche le persone e il loro modo di fare. In Italia, per strada, molto raramente si vedono persone andare in giro da sole, sono quasi sempre in due o a gruppetti; qui invece la maggior parte è in giro da sola e nessuno sembra soffrire di solitudine. Non so, io ho l'impressione che qui le persone siano più serene, tranquille e rilassate. Nonostante il perenne caos che c'è in ogni centimetro non ho ancora visto nessuno urlare, gesticolare o innervosirsi.
L'altra cosa che ho imparato in questi giorni è che gli americani o sono pazzi, o sono calorosi o non hanno percezione termica. Ci saranno 3 o 4 gradi e questi vanno in giro con le magliette a maniche corte, scollati, le donne in gonna senza calze... mah. Qualcuno ha comunque ai piedi gli stivali di pelo, a caso. Io sono coperta dalla testa ai piedi con innumerevoli strati di vestiti, e sto appena appena bene.
Non credo che ci vivrei in un posto come questo, per lo meno non vivrei nel cuore di Manhattan. Oggi sono stata ad Harlem e mi è sembrata una zona decisamente più umana, forse lì ci farei un pensierino. Non lo so. Il problema grosso è che in qualsiasi posto io vada mi sembra meglio di quello in cui vivo. Non ho ancora le idee chiare. Qui mi piace, e per adesso questo è l'importante.

giovedì 14 ottobre 2010

Tutta mia la città

Oggi mia mamma ha la febbre, forse la bronchite, insomma non sta bene. Così oggi sono andata in giro io a fare un po' di commissioni. Ho parcheggiato la macchina in un viale alberato e ho iniziato la mia camminata. Oggi è una di quelle giornate autunnali stupende, il cielo è azzurrissimo, c'è il sole e una temperatura ottimale. Io sono andata in facoltà, ho fatto da cavia per un esperimento e ho iniziato le commissioni. In un paio di jeans stretti, una felpa un po' troppo grande e nelle mie scarpe bianche rosa e gialle attraversavo le vie della mia città, mi guardavo intorno, camminavo con calma. Stavo bene, davvero bene. Il vento muoveva i miei capelli sciolti e per oggi lisci. L'i-pod nelle orecchie passava dai Pearl jam a Venditti, dai Radiohead a De Gregori, da Gigi d'Agostino ai Sex Pistols. In mano avevo una lattina di Sprite che di tanto in tanto sorseggiavo. Avevo l'impressione di camminare sospesa da terra, avevo l'impressione che la città fosse tutta mia, avevo l'impressione di poter fare quello che volevo. A voi magari sembrerà stupido essere in giro per la città che vedi tutti i giorni ed esserne sorpresa. Forse a furia di fare tutto di volata, pensando solo dove dobbiamo andare e non guardando quello che attraversiamo, ci perdiamo la possibilità di goderci questi attimi felici. In una giornata no, mentre siete di corsa tra le macchine, magari sotto la pioggia, provate a rallentare un attimo, a isolarvi con gli auricolari e a sorridere anche se non c'è nessun motivo per farlo, vi sentirete al volo più belli, più felici e più rilassati... in fondo la pioggia vi sta solo accarezzando le guance.