Visualizzazione post con etichetta montagna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta montagna. Mostra tutti i post

martedì 8 marzo 2011

Cimiteri

Il cimitero è un posto in cui bene o male siamo stati tutti o in cui comunque più o meno tutti finiremo. La mia domanda è: "perché i cimiteri sono così brutti?". Sono orrendi e soprattutto kitch. Vogliamo parlare di quelli che mettono nei vasi i fiori finti, ma dai, piuttosto non mettere niente. Nei cimiteri c'è questo marmo grigio chiaro freddissimo ovunque, imponente, pieno di scritte e di foto ovali. Io lo trovo semplicemente orrendo. Se le cose vanno come devono andare il cimitero è il posto in cui passeremo la maggior parte della nostra "vita", insomma è un posto in cui resteremo per sempre... io non voglio restare per sempre in un posto così brutto. E pensare che ci vorrebbe così poco per renderlo più carino. Ad esempio in  un paesino vicino a quello in cui ho la casa in montagna c'è questo cimitero bellissimo, molto semplice e ordinato. Le croci sono in ferro battuto e i fiori a terra sono semplici, colorati e sempre puliti. Non ci sono scritte maestose o brutte statue; passeggiando tra le tombe si vede la valle e le montagne e questo di sicuro è un punto a suo favore. C'è quasi sempre una signora che innaffia tutto, che riordina i sassi lungo il percorso e che si prende cura di quel piccolo spazio. 
Anche il silenzio lassù a più bello, è più silenzio e quel posto tutto sembra fuorché un posto triste.


Questo non è il cimitero del paesino di cui vi ho parlato, di quello non sono riuscita a trovare delle foto. Questo non ci assomiglia molto ma mi sembra comunque un posto tranquillo.





Scrivendo queste righe mi è venuto in mente un altro cimitero incredibile che ho visto in Tunisia A picco sul mare, tutte le lapidi bianche e le scritte in arabo che sembrano disegni. Una strada gli passa in mezzo e delle case si affacciano su di lui. E' un posto magico: si sente il vento, dei fiori selvatici sfiorano le pietre e di sottofondo il rumore del mare.



sabato 5 febbraio 2011

Lo sport invernale

Lo sport invernale per eccellenza è senza dubbio lo sci. Io ho una casa in montagna, non lontana da un ottimo centro sciistico (si chiamano così?) e non so sciare. Assurdo? Ridicolo? Stupido? Non lo so, ma di fatto è così. Non mi è mai piaciuto sciare; da piccola facevo sci di fondo e mi faceva schifo, da grande nessuno ha mai cercato di insegnarmi qualcosa, quindi nulla. Qualche anno fa ho riprovato con lo sci di fondo ma il risultato sono stati tre giorni a casa con 38 di febbre. Quando ho iniziato a sudare mi sono tolta tutti gli strati che avevo addosso e a 2000 metri in maniche corte non si sta troppo bene. Sempre qualche anno fa, presa da non so quale follia del momento, ho deciso di provare con lo snowboard... mmm... carino, carino anche il mio sedere viola del giorno dopo. Mi sono divertita ma diciamo che non mi ha appassionato. L'anno dopo ci ho riprovato e quello dopo ancora. In fondo alle piste ci arrivavo sempre, il modo in cui ci arrivavo non ha importanza. Da allora tutti gli anni (questo sarà il quarto) almeno un giorno scio o meglio snowboardo. E' successo anche ieri, la volta precedente era troppo tempo prima. Oggi il mio sedere e le mie ginocchia sono viola e sto scoprendo di avere muscoli che nemmeno pensavo esistessero. Non ho la più pallida idea di quale sia la tecnica per usare correttamente una di quelle tavole che scivolano sulla neve, io però scendo, a modo mio, senza mai curvare e lanciandomi per terra se vedo un ostacolo. Mi fanno un' incredibile paura i bambini di 5 anni che si mettono a uovo e vanno giù come dei missili, senza guardare nulla, senza preoccuparsi di nessuno. Ecco qui mi chiedo che gusto c'è a sciare. Tutte le persone brave ci mettono 5 minuti o meno a fare una pista. Quindi tu devi farti un quarto d'ora di seggiovia, se ti va male anche la coda per salirci, arrivi in cima, scivoli giù in 2 secondi e sei al punto di prima. Io questo non lo capisco. Dov'è il bello? Posso capire l'ebrezza della velocità, del freddo e dell'aria sulla faccia, ma penso anche che ci siamo molti altri modi per provare queste sensazioni, magari anche in modo un po' più duraturo. E poi diciamocelo, sciare è uno sport caro. Proprio ieri Ale ed io facevamo due conti su quanto una famiglia con uno o due figli spende per passare un week end sugli sci. Troppo. Secondo me troppo. Non metto in dubbio che per qualcuno sciare sia una passione. Per me non lo è, amen.
Quello che mi piace però sono le piste bianche, bianchissime, il cielo azzurro, azzurrissimo e il sole caldo.

domenica 28 novembre 2010

LA MERENDA DI QUANDO ERO BAMBINO

Di solito il cioccolato fa male. Cioè, così ti dicono: quando sei piccolo, cresci con l’idea che il cioccolato faccia male, che non si debba mangiare o comunque che sia qualcosa di speciale, adatto per le feste ma non per i giorni normali. I tuoi genitori ti dicono sempre qualcosa quando lo mangi, e allora tu ti convinci che fa male. C’è un eccezione però: la montagna. In montagna il cioccolato non fa male. Anzi, fa bene: anche quando non ne hai voglia, la mamma cerca sempre di cacciarti giù chili di tavolette Loacker con le nocciole, e non si sa bene il perché: ché quando si va a sciare si fanno sempre di quelle mangiate nei rifugi, che il timore di rimanere a corto di zuccheri è proprio qualcosa di irrazionale.
Che poi, in realtà, i miei non mi hanno mai detto niente per quel che mangiavo, però le mamme dei miei amichetti, quando eravamo piccoli, storcevano sempre il naso quando a merenda mangiavamo le merendine, soprattutto se cioccolatose. Tranne da Pìe, perché quando da piccoli andavamo a giocare a casa di Pìe, li mangiavamo sempre le Nastrine: me lo ricordo perché mi piacevano un sacco, e mia mamma non le comprava mai. Non che lo facesse per cattiveria, semplicemente perché non sapeva che mi piacessero: fino a una certa età, infatti, non avevo capito che se mi piaceva qualcosa dovevo chiedere a mia mamma di comprarlo. Semplicemente, quando avevo fame aprivo la dispensa e speravo di trovarci dentro ciò di cui avevo voglia in quel determinato momento: non capivo che “andare a fare la spesa” potesse essere in qualche modo collegato con ciò che poi io trovavo dentro la dispensa. Per me quel grande armadio di legno e vetro era una cosa a sè: sempre pieno, ma più per grazia divina che per intervento umano. Forse pensavo che i Ringo crescessero lì. Che i Pandistelle si riproducessero autonomamente.
È stato uno shock scoprire, a una certà età che non ricordo con precisione, che se volevo qualcosa di preciso, dovevo scriverlo sulla lista della spesa: una di quelle scoperte che, magari ti semplificano la vita, ma allo stesso tempo tolgono un sacco di magia alle cose.
Forse non mi sono ancora del tutto ripreso. Perché ogni volta che apro l’armadio in cui adesso teniamo i biscotti, per un attimo mi fermo e penso a ciò che spero di trovarci dentro.

sabato 30 ottobre 2010

Tra estate e inverno!


Questi siamo noi, mezzo metro di neve e un sole bollente, a metà strada tra l'estate e l'inverno.



giovedì 19 agosto 2010

Educazione ad alta quota

Tornati mezz'ora fa dalla montagna, abbiamo provato a connetterci in ogni modo ma non ce l'abbiamo fatta... ora eccoci qua di nuovo.
Abbiamo passato questa settima in montagna, a casa mia, in Val d'Ega, una piccola valle piuttosto sconosciuta poco sopra Bolzano dove, come vi abbiamo già raccontato, si parla più il tedesco che l'italiano. Il tempo è stato decisamente bruttino, pioggia e nuvole tranne ieri e ovviamente oggi! Abbiamo fatto qualche passeggiata tutti i giorni e martedì siamo andati sul Corno Bianco. Quello che vi voglio raccontare non è la mia vacanza giorno per giorno ma l'educazione diversa che hanno le persone quando si trovano lungo una strada di montagna. Nella vita di tutti i giorni nessuno saluta nessuno; anche se ci troviamo in una strada deserta e incrociamo un'altra persona non la salutiamo, non la salutiamo perché siamo abituati così, perché non salutare uno sconosciuto è la cosa più naturale del mondo. In montagna invece tutti diventano magicamente gentili ed educati. In montagna tutti salutano tutti. In montagna tutti sorridono e, anche se sono due ore che camminano in salita e non hanno più fiato nel polmoni, "buongiorno" te lo dicono. In montagna ti trovi a chiaccherare da un momento all'altro con persone mai viste prima. In città questo non succede, in spiaggia questo non succede. Questo non succede da nessun'altra parte. Forse in barca esiste un rituale simile ma comunque due barche in mezzo al mare non saranno mai così vicine da potersi scambiare delle idee. Sarà il fatto che si è in vacanza, sarà la natura, sarà l'aria più fresca, saranno le mucche... non so. So invece che quando sono in montagna ho più fiducia nelle persone.

giovedì 8 luglio 2010

La difficile vita delle mucche

Quando si passeggia tra le strade di montagna si possono vedere nei verdi prati che le circondano molte, moltissime, mucche. Ce ne sono di tutti i colori, bianche, marroni, a macchie, a righe, a pois. Ce ne sono di tutte le taglie, grasse, magre, basse e alte. Ci sono quelle adulte e ci sono i cuccioli. Sono belle, pacifiche, vanno avanti e indietro e masticano, masticano, masticano. Alcune tirano fuori la lingua, hanno delle lingue enormi e riescono a leccarsi fin sopra il naso. Tu guardandole pensi a quanto stanno bene, in mezzo alla natura, con il sole, il vento e tutte in compagnia... ieri però mi sono avvicinata a una di queste mucche e mi sono accorta che il muso era pieno di mosche... non due o tre, non dieci o undici, ma un centinaio! Ogni mucca ha un centinaio di mosche che le girano sulla faccia, entrano negli occhi e nelle orecchie. Tutte le mucche sono così costrette a passare la loro giornata a muovere le orecchie avanti e indietro, a scrollare con forza il muso per mandare via le mosche. Quest' ultime si spostano un secondo e poi si riappoggiano sul naso... in questo modo mucche e mosche danno vita a una specie di moto perpetuo.
Ma come fanno le mucche a dormire? Forse non dormono...

mercoledì 7 luglio 2010

Live from (parte 2)

Volevo scrivere anch'io qualcosa contro questi tedeschi vestiti da italiani ma ci ha già pensato Ale... e già... loro fanno finta di non sapere che qui (sopra Bolzano) sono in Italia... ma cavolo! Mi stanno proprio antipatici! Sui cartelli le indicazioni sono prima in tedesco e poi in italiano, nei bar, supermercati, negozi ti salutano prima in tedesco e poi in italiano. Posso capire che se entriamo in un qualche negozio io e Ale che siamo alti chiari e biondi (lui mica tanto biondo) possono scambiarci per tedeschi... ma loro fanno così con tutti, anche se sei nero basso e peloso. Mi stanno antipatici! Qualcuno l'italiano non lo sa nemmeno (vedi il vicino!), qualcuno ci prova ma ha un accento che fa piangere... mi stanno proprio antipatici!
Vabè, nonostante i tedeschi questo posto è molto carino e tranquillo e forse proprio grazie ai tedeschi è sempre pulito e ordinato.
Questa sera giocano Germania e Spagna... forza Spagna!