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mercoledì 8 settembre 2010

Ciao nonno

Mio nonno è morto alle 5 e mezza di un piovoso giorno di settembre. Dopo tre giorni di sofferenze è morto nel sonno: a un certo punto stop, il suo cuore ha smesso di battere e l'aria ha smesso di riempire i suoi polmoni.
Dopo gli ultimi sprazzi estivi il cielo annunciava l'arrivo imminente dell'autunno. Sono arrivata nella sua stanza, ho chiesto permesso e mi hanno che detto che sì, se me la sentivo potevo entrare. Lui era lì, fermo immobile su un letto, nelle mani di un' infermiera che lo "preparava". Io l'ho guardato. Ho guardato soprattutto la sua pancia e il suo torace, li ho fissati per un minuto intero nell'attesa che iniziassero ad andare su e giù. Niente. Immobili. Nei giorni prima, quando dormiva 18 ore di seguito, mi capitava spesso di andare a controllarlo e, per capire se era ancora vivo, aspettavo quel movimento della pancia che, lento e affaticato, c'era. Questa volta niente, niente, niente. Sono uscita e sono andata a fumarmi una sigaretta. Inutile dire che la pioggia si confondeva sul mio viso con le lacrime.
Sono tornata a casa e ho preparato i vestiti da mettergli: bello, elegante e semplice, come era sempre stato. Poi ci siamo sedute a tavola noi quattro donne, abbiamo mangiato pane e prosciutto e bevuto vino bianco: siamo riuscite a rendere l'atmosfera più leggera e giocosa. Kessy, il cane di mia zia, ci gironzolava attorno aspettando qualcuno che la portasse in cortile a giocare. Dopo cena abbiamo tranquillizzato un po' la nonna, le abbiamo fatto prendere 6 gocce di lexotan e l'abbiamo fatta andare a letto.
Quella notte il cielo lanciava fulmini che illuminavano a giorno e a ogni tuono tremavano le finestre: sembrava che ci fosse una guerra. Io a ogni boato facevo un salto nel letto, mi svegliavo e cercavo di non pensare troppo. E così, il giorno in cui è morto mio nonno, il temporale ha costretto tutta la città a rimanere un po' sveglia, forse per farmi compagnia.
Ciao nonno.

lunedì 30 agosto 2010

Guns N' Roses

No, questo non è un post che parla del noto gruppo statunitense, bensì un post che parla, appunto, di pistole e di rose. La storia che vi sto per raccontare può sembrare inventata ma io vi giuro che è tutto vero, che tutto è successo oggi, lunedì 30 agosto 2010.
Ieri sono andata a Piacenza per via di mio nonno e ho passato lì la notte. Stiamo facendo i turni in modo tale che di notte non siano mai a casa da soli, non si sa mai. Questa notte mi sono fermata io, al minimo rumore mi svegliavo ma nel complesso non ci sono stati grossi problemi. Alle 5 ho sentito un rumore un po' più forte e allora mi sono alzata e sono andata a vedere cosa stava succedendo. Niente, era mia nonna in cucina che stava bevendo del caffè e che con un super sorriso mi ha chiesto cosa volevo per colazione. Io l'ho guardata un po' spaventata e ringraziando ho risposto che andavo a dormire almeno altre 3 ore. Alle 9 mi sono ufficialmente alzata, sono andata di sopra e in camera di mio nonno c'era già mia mamma. Le chiedo come va e lei lanciando uno sguardo verso il cassetto aperto del comodino mi dice che le cose vanno male, decisamente male. Io mi avvicino, guardo nel cassetto e vedo una pistola. Una pistola vera. Non di quelle di plastica, giocattolo, ma una pistola vera. Il mio battito è diventato immediatamente tachicardico e nella mia testa girava solo la parola "cazzo, cazzo, cazzo". Non so voi, ma a me, nella mia vita, non era mai capitato di vedere una pistola vera. Le pistole si vedono nei film, tra i giochi dei bambini, si intravedono nei foderi dei poliziotti. Le pistole si immaginano. Io non ho più bisogno di immaginarmi una pistola, l'ho vista e l'ho vista da così vicino che avevo paura di farmi male. Pensando nell'agitazione mi è venuto in mente che mio nonno teneva nel cassetto dei proiettili ma mai e poi mai pensavo che sarebbero serviti. Invece sì, proiettili spariti e pistola nel comodino. Nessuno ha chiesto nulla e la situazione è diventata davvero paradossale. Ho passato molto tempo in camera con lui, a dargli le medicine, farlo mangiare o fargli solo compagnia. In quella stessa camera tra me e lui c'era questo arnese, il mio sguardo cadeva continuamente in quel cassetto aperto e non riuscivo a capacitarmene. Due persone normali in una stanza che parlano e una pistola! Queste cose per me succedono solo nei film, ancora adesso faccio fatica a credere che sia successo davvero. Ma è vero, credo me lo ricorderò per sempre.
A un certo punto mi sono alzata, sono andata in cortile, ho innaffiato le piante e ho raccolto due rose. Ogni volta che andavo a Piacenza mio nonno mi regalava qualcuna delle sue preziosissime rose. Oggi ho pensato di invertire i ruoli e così ho raccolto le due rose, le ho messe in un vaso e le ho appoggiate sul suo comodino. Lui ha sorriso e mi ha ringraziato. Io sono uscita dalla sua camera lasciandomi alle spalle quel comodino con una pistola dentro e un vaso di rose sopra.

venerdì 20 agosto 2010

Mio nonno e il suo amore

La mia famiglia non è molto unita e tradizionale; ci vediamo "tutti" insieme solo per Pasqua e Natale, anzi, negli ultimi anni, nemmeno per queste occasioni. Mio cugino lavora in qualche grande albergo e ovviamente il periodo delle feste è quello più impegnativo e senza pause. Ci troviamo a Piacenza, a casa dei miei nonni materni. Siamo io, mia mamma, i miei due nonni, mia zia e occasionalmente mio cugino. Totale 5/6 persone. Non ci sono mariti, compagni o papà, escludendo il nonno, perché pare che le donne di casa mia preferiscano l'indipendenza.
Oggi, 20 agosto, nessuna festa, ci siamo trovati tutti e 6 a Piacenza. Ci siamo trovati tutti lì perché mio nonno sta male. Mio nonno è sempre stato (fino a settimana scorsa) un bellissimo uomo di 83 anni, alto, giovanile, abbastanza scorbutico, ironico e a volte un po' cattivo. Mio nonno mi adora e sono quasi sicura di essere la sua preferita in questa stretta cerchia familiare. Sono la sua preferita perché gli parlo, perché gli racconto le cose, perché lo stuzzico e un po' gli dò anche contro. Sono la sua preferita perché da piccola mi facevo costruire le case per le bambole e ora, da grande, mi faccio dipingere i mobili dell'ikea. Sono la sua preferita perché sono laureata, perché studio e ho dei buoni risultati. Sono la sua preferita perché gioco a pallavolo e lo aggiorno sulla classifica ogni settimana. Sono la sua preferita perché gli mando i messaggi sul cellulare e soprattutto perché mi risponde. Sono la sua preferita perché a Natale sono riuscita a mettergli il papillon rosso anche se era rotto. A volte non parla con nessuno e nemmeno con me, a volte borbotta e basta, a volte si chiude in camera, a volte esce e non dice quando torna, a volte non ti vuole tra i piedi e un minuto dopo pranzo inizia a chiederti quando parti e a farti raccomandazioni sul buio. A volte mio nonno è proprio antipatico e intrattabile, ma anche quando è del peggiore degli umori io sono la sua "cocca", io sono la sua preferita.
Mio nonno tre anni fa ha iniziato a star male, gli hanno trovato 4 o 5 palline di cellule maligne nel fegato, lo hanno operato e gli hanno dato al massimo un mese di vita. 3 mesi dopo mio nonno era più vispo e rompi scatole di prima. Quest'anno a gennaio è stato operato di nuovo e ancora una volta il tempo previsto di vita era di qualche settimana. Mio nonno ha retto ancora, si è ripreso ed è stato benissimo fino a settimana scorsa quando ha avuto un crollo. E così oggi eravamo tutti a Piacenza. In questa settimana mio nonno è improvvisamente invecchiato di 20 anni, così, di botto. I medici hanno detto che ha ancora qualche giorno di vita e che è inutile ricoverarlo, tanto non possono fare nulla. La faccia sempre vispa e allegra di mia nonna si è un po' spenta e quando mia zia le ha riferito le parole del medico i suoi occhi sono diventati lucidi e con una finta speranza ha detto: "tanto anche l'altra volta aveva detto così!". Rendersi conto che la persona che ti è stata accanto per tutta la vita ti sta per abbandonare deve essere tremendo, deve lasciare un vuoto immenso. E' amore. E la dimostrazione di amore più grande l' ho avuta aprendo di nascosto l'agenda privata di mio nonno. Il 3 settembre, giorno del loro anniversario, una scritta corsiva, nera ed elegante dice "Se va bene, sono 55 + 5, tutti belli.".