venerdì 1 luglio 2011

Sono a questo punto

Mi dicono che non sto più scrivendo post, o meglio  non sto più scrivendo post carini, che prima scrivevo cose che colpivano e ora cose insignificanti. Io ho finito di scrivere la mia tesi, così da un giorno all'altro, ma finché la prof non mi dirà che va bene, o per lo meno che non ne può più di me, e di stamparla io non mi sento autorizzata a dire che ho finito. Sono ingrassata, non so di quanto e non so da quando, so solo che fino a qualche tempo fa, tipo un mese, mi guardavo allo specchio e dicevo ok, sono abbastanza in forma, ora invece non è più proprio così. Ok è ovvio, faccio 8 pasti al giorno, di cui 4 con dolci, ma cosa ci volete fare, io ho fame e poi il gelato è una delle mie cose preferite e questa è la stagione perfetta. Oggi ho deciso che basta, che è meglio darsi una regolata o meglio: non ho nessuna intenzione di diminuire la dose dei miei pasti ma almeno cerco di affiancarci una decina di addominali al giorno.
Sto organizzando la laurea, la festa di laurea, le vacanze e il mio futuro. Forse è questo il vero problema, l'organizzazione del mio futuro ma ora non ho voglia di parlarne.
Questo è tutto quello che ho da dire in questo momento, anzi, tutto quello che ho voglia di dire in questo momento. Non ve ne frega nulla? Vi fa schifo? Mi spiace, ma è tutto quello che ho da offrirvi.

mercoledì 29 giugno 2011

Lo schiuma party, Bruno e il beep della lavatrice

Capita di essere da solo a casa e dover occuparmi di problematiche quali il lavaggio dei miei vestiti. Capita poi che ieri sono andato a uno "schiuma-party", che in italiano si traduce più o meno con "quando-torni-a-casa-butti-via-i-vestiti". Ecco, tanto per fare un ultimo tentativo prima di portare tutto nel bidone della spazzatura, ho preso pantaloncini, camicia, calze e mutande che avevo su ieri sera e ho lanciato tutto in lavatrice: senza badare ai colori e senza neanche mettere uno di quei foglietti magici che quando li tiro fuori dai bucati random che faccio io non sono neri - di più. 
Ecco adesso spieghiamo il titolo: quando la mia lavatrice ha finito il suo duro lavoro, inizia a emettere una serie di beep ripetuti, che tu dici la ignoro e prima o poi smetterà. E invece no: va avanti per ore e non c'è stanza della casa in cui non arrivi quel suono perforante. 
Ecco io sono qui, in cucina, che scrivo un post ispirato al beep della lavatrice che continua a martellarmi i timpani, al posto di alzarmi, andare a spegnerla e stendere le tre cose che ci ho messo dentro. 
E Bruno? Bruno è il mio cane, che se anche volessi alzarmi me lo impedirebbe, perché si è posizionato sotto al tavolo, stendendo i suoi 48 kg sopra i miei piedi, e non accenna minimanente a spostarsi.

martedì 28 giugno 2011

Cose di un altro mondo

Ieri ero a Milano a fare un giro per negozi e, come spesso capita, mi è capitato di vedere cose, diciamo, particolari. Prima di tutto c'era caldo, quel bel caldo che esiste solo in pianura padana, che anche se stai ferma sudi e con l'aria così umida che si potrebbe nuotare. Nella folla di gambe nude, canottiere e vestitini, non poteva non saltarmi all'occhio un gruppo di quattro o cinque donne coperte dalla testa ai piedi da vestiti e veli neri. Nel gruppetto c'era anche un uomo, uno solo che, a occhio e croce, poteva essere il marito di tutte. Erano fermi davanti alle vetrine di Gucci, tutte avevano innumerevoli borse in mano mentre lui riponeva soddisfatto la carta di credito nel portafoglio. Poco dopo mi sono infilata in un negozio per provare un vestito e nei camerini mi sono trovata con tre delle precedenti donne. La prima cosa che ho fatto è stata, credo ovviamente, chiedermi come mai erano in un negozio a scegliere e provare vestiti ti ogni tipo e genere se tanto poi non è loro permesso metterli. Io sono ignorante in materia ma davvero non ho trovato alcuna spiegazione, hanno forse qualche occasione in cui si possono vestirsi normalmente? Mi piacerebbe saperlo. Una di queste donne, la più giovane forse, era nel camerino accanto al mio e volente o nolente ogni tanto mi capitava di buttare un occhio. Ho provato una strana sensazione, quasi una sorta di imbarazzo e di senso di colpa perché io ero lì accanto a provare vestiti che avrei potuto mettere in ogni occasione e perché con assoluta nonchalance mi facevo vedere dalla commessa in mutande e reggiseno, con le mie mutande a pois, il piercing e i tatuaggi. Lei invece no, a lei invece tutto questo non era permesso e per questo mi sono sentita un  po' in colpa; poi ho avuto paura che loro, per questa mia scioltezza e spensieratezza, mi considerassero una "brutta" persona.
Uscendo dal camerino e dai miei mille pensieri contorti ho incrociato lo sguardo della ragazza che stava provando i vestiti che, libera dagli strati di stoffa nera, mostrava un fisico perfetto, dei lunghi capelli che sembravano seta e un volto bellissimo. Ecco, in quel momento, quando ho mi sono accorta della sua bellezza, ho pensato alle regole del loro paese e un po' mi sono arrabbiata.

lunedì 27 giugno 2011

Le previsioni del tempo

Non guardo mai le previsioni del tempo, quasi mi infastidiscono. Che poi, se ci fate caso, ormai non le fanno quasi più: capita di guardare il telegiornale all'ora di pranzo e sentire le previsioni per il giorno stesso. Ma scusa, sono capace anch'io così: c'è il sole, probabilmente verso sera diminuiranno l'illuminazione e la temperatura, umidità nella Pianura Padana... Bah.
Ma poi non è quello il problema. Il problema è che delle previsioni del tempo non me ne frega proprio niente. Mi fanno un po' sorridere quelli che le guardano, e poi commentano e pensa che avevano dato pioggia per oggi, oppure dicono l'avevano detto che ci sarebbe stato nuvoloso oggi! E in entrambi i casi senti proprio la soddisfazione nella loro voce: in un caso, per essere stati testimoni, quasi complici, di una piccola profezia avveratasi, nell'altro caso per aver come "smascherato" il colonnello Giuliacci o chi per lui. 
C'è chi si sveglia la mattina e non guarda neanche fuori dalla finestra: la sera prima ha sentito che deve piovere, e allora esce di casa vestita da pioggia. Non scherzo, nè: questa gente esiste davvero! 
Io, invece, quando anche solo sento la musichetta che preannuncia il meteo, cerco di cambiare canale. Per l'estremo dolore di mia mamma, che se ci fosse un'interferenza e trasmettessero il tg regionale della Sicilia al posto di quello della Lombardia, andrebbe in giro dodici mesi in maglietta. Un amico dei miei genitori, addirittura, ha una fede innata nella metereologia: qualcosa di più inspiegabile della trinità di Dio o della relatività di Einstein; non è raro vederlo scrutare il cielo, poi abbassare gli occhi all'orologio, poi alzare di nuovo la testa e dire: tra le 12 e le 12.10 hanno dato pioggia, sarà meglio tornare a casa. 

Per quel che mi riguarda, se c'è il sole son contento. Se piove, piove. Ma se è estate son contento anche se piove!

sabato 25 giugno 2011

Promesse non mantenute

Quante sono le promesse che non abbiamo mantenuto? E quello che gli altri hanno promesso a noi e che poi invece non è mai successo? Sono tante, tantissime. Quasi ogni giorno promettiamo qualcosa a qualcuno, anche le cose più banali. Promettiamo a nostra mamma che porteremo giù la pattumiera, che svuoteremo la lavastoviglie, che questa sera non berremo, che a quella cena  le faremo fare bella figura. Promettiamo ai nostri gatti che più tardi arriverà la pappa buona, quella che a loro piace tantissimo. Promettiamo a noi stessi che ci impegneremo, che oggi studieremo e non passeremo il tempo a guardare video stupidi su YouTube, che da lunedì ci metteremo a dieta e che da martedì si va in palestra. E poi ci sono le promesse più grandi, quelle che ti cambiano la vita. La promessa di matrimonio, quella di amarsi per sempre nella gioia e nel dolore, la promessa di non tradirsi, la promessa di restituire tutto quello che ti hanno prestato, la promessa di prendersi cura di una persona, la promessa di non bere o di non fumare dopo una diagnosi non troppo felice, le promesse fatte ai nostri figli e chissà quante altre.
Si promette per rendere le persone che ti stanno accanto più tranquille, le si guarda negli  occhi e si dice "prometto" e in quel momento anche voi ci credete, anzi siete convinti di quello che state facendo, promettete perché volete promettere e perché siete sicuri che succederà così. Poi la vita, le vicende di tutti i giorni, gli imprevisti e la routine si intromettono e di quella promessa non ti ricordi quasi più.

venerdì 24 giugno 2011

Il tuo film preferito

Voi avete un film preferito, un libro preferito, una canzone preferita, un gruppo preferito, un piatto preferito, un attore preferito o una città preferita? O una poesia o un animale o una qualsiasi altra cosa che potete dire è il mio preferito?
Ecco io no. Ci ho provato un sacco di volte a trovarmi una canzone preferita, un libro, almeno un film! Ma niente. Ogni volta che penso a qualcosa, non riesco a non pensare a tutto quello che sto escludendo. La questione mi tormenta da anni, per quanto si possa essere tormentati da roba simile, ma solo recentemente ho capito perché non avrò mai un animale preferito, una pizza preferita, un gelato preferito e nemmeno uno sport preferito. Il motivo è che non sopporto l'idea di identificarmi con qualcosa di "riduttivo": un po' come dire che se il gelato alla stracciatella è il tuo preferito, allora non potrai mai godere appieno di un gelato al cioccolato; un po' come dire che se il golf è il tuo sport preferito, allora tu sei quello-che-il-golf-è-il-suo-sport-preferito.
Detesto le etichette: non sono in grado di metterle agli altri, tanto meno a me stesso.
Trovo insopportabile l'idea di identificare una persona con una cosa, qualsiasi sia la cosa in questione. Un po' come descrivere un Van Gogh dicendo ma sì ci sono due che dormono. E invece il bello è nei dettagli: il giallo dell'erba tagliata, il blu del cielo, i contorni storti del cappello dei piedi delle scarpe, gli azzurri e le loro sfumature.
Se ti dicono: pensa a un evento, a un episodio, che ti caratterizza. Una singola breve storia per descriverti.
Oppure no: oppure pensa a mille piccole cose. Pensa a quando baci la tua ragazza. Pensa ai tuoi amici. Pensa al tuo cane, il tuo lavoro, quello che studi, quello che fai, quello che dici. Pensa a quello che pensi. Pensa a cosa hai fatto quando ti sei messo con la tua ragazza. E quando l'hai lasciata. E quando ti ha lasciato. Pensa alla musica che ascolti. Pensa se balli o se non balli. Se ridi o se non ridi. Se dai un valore a ciò che ti sta attorno. Pensa se ascolti quando ti parlano o se aspetti solo il tuo turno. Pensa se ti affezioni alle persone o alle cose. Pensa se ti sei mai innamorato. Se hai mai tradito. Se lo farai ancora. Pensa a che cosa leggi. A che cosa guardi. A che cosa ti fa sorridere.
E sei solo all'inizio...

mercoledì 22 giugno 2011

La bici da uomo

Cammini svelto, come sempre, anche se non hai nessuna fretta di arrivare. Cammini veloce, ma sei tranquillo: come sempre, alzi lo sguardo per godere un attimo dello spettacolo del rosso dei mattoni che si incontra con il blu del cielo limpido. Cammini nel sole di piazza del Carmine e guardi un bellissimo vecchio signore con un ciuffo di capelli bianchi arruffati che spinge una vecchia bici da uomo, nera, un po' rovinata e con un giornale nel portapacchi. Senza neanche accorgertene, ti fermi, a una decina di metri da lui, e rimani per un attimo a fissarlo: ti accorgi che ogni due o tre passi inclina la bici e cerca di salirci sopra. Ma ogni volta sembra sbilanciarsi e rischiare di cadere, e allora si rimette a camminare spingendo la bici: lo guardi per un minuto buono, lì fermo in mezzo al sole, e vedi la stessa scena ripetersi tre volte. Ti avvicini a lui e gli chiedi se per caso abbia bisogno di una mano: lui ti sorride, si appoggia alla tua spalla, e finalmente riesce a montare in sella alla sua bicicletta. Ti ringrazia e a te viene automatico rispondergli che non c'è problema, ma che se fossi in lui ti prenderesti una di quelle bici senza la canna, tipo quelle da donna, su cui è molto più comodo salire. Lui sta zitto un attimo e poi dice, guarda ragazzo, ho 74 anni, il medico non mi fa più bere il vino perché ho problemi allo stomaco, ho smesso di fare l'abbonamento per lo stadio perché non so più come andarci e l'unica cosa che mi fa ancora sentire vivo è salire su questa bici e venire da casa mia a qua a comprare il giornale e fare la colazione: non toglietemi anche la mia bici da uomo.