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venerdì 1 luglio 2011

Sono a questo punto

Mi dicono che non sto più scrivendo post, o meglio  non sto più scrivendo post carini, che prima scrivevo cose che colpivano e ora cose insignificanti. Io ho finito di scrivere la mia tesi, così da un giorno all'altro, ma finché la prof non mi dirà che va bene, o per lo meno che non ne può più di me, e di stamparla io non mi sento autorizzata a dire che ho finito. Sono ingrassata, non so di quanto e non so da quando, so solo che fino a qualche tempo fa, tipo un mese, mi guardavo allo specchio e dicevo ok, sono abbastanza in forma, ora invece non è più proprio così. Ok è ovvio, faccio 8 pasti al giorno, di cui 4 con dolci, ma cosa ci volete fare, io ho fame e poi il gelato è una delle mie cose preferite e questa è la stagione perfetta. Oggi ho deciso che basta, che è meglio darsi una regolata o meglio: non ho nessuna intenzione di diminuire la dose dei miei pasti ma almeno cerco di affiancarci una decina di addominali al giorno.
Sto organizzando la laurea, la festa di laurea, le vacanze e il mio futuro. Forse è questo il vero problema, l'organizzazione del mio futuro ma ora non ho voglia di parlarne.
Questo è tutto quello che ho da dire in questo momento, anzi, tutto quello che ho voglia di dire in questo momento. Non ve ne frega nulla? Vi fa schifo? Mi spiace, ma è tutto quello che ho da offrirvi.

mercoledì 13 aprile 2011

Voglia di finire

Forse la verità è che non ho voglia di finire, che ho sempre fatto tutto con troppa fretta e senza nemmeno pensarci e ora che sono a un passo dalla fine sto rallentando. Già forse la verità è proprio questa: ho sempre avuto fretta di finire, ho sempre avuto fretta perché volevo la maggior quantità di tempo libero possibile. Ora mi manca un esame e la tesi, non è tanto, basterebbe impegnarsi un attimo e il gioco è fatto. Invece no, io sto mollando la spugna e sto rallentando. Non mi sono fermata di botto, no, sto solo scalando le marce, una alla volta. Sento che ho voglia di tempo e di lentezza, solo questo. Ho voglia  di prendere una bella boccata d'aria e pensare, con calma. 
Forse la verità è che non ho voglia di finire perché dopo c'è un salto nel vuoto che non mi sono ancora preparata ad affrontare perché non ho idea di quello che ci potrebbe essere al di là di questo vuoto.
Dovrò prendere delle decisioni e il mio cervello non mi sta aiutando. Negli ultimi tre giorni ho pensato che potrei fare queste cose (a titolo informativo avrò una laurea in psicologia): andare in Spagna a fare volontariato nei canili, provare a fare il tirocinio in carcere, iscrivermi a una scuola di giornalismo, andare in Australia ad aiutare i koala in estinzione, iscrivermi a veterinaria, imparare a fare qualcosa di manuale tipo orecchini, collane o cose simili, prendermi un anno sabbatico e girare il mondo, impegnarmi e muovermi a fare l'esame di stato e poi si vedrà, andare a fare la donna delle pulizie, la dog sitter o iniziare a scrivere un libro.
E' chiaro, sono confusa ma mi va bene così. Non ho voglia di programmi a lungo termine e prendere ora delle decisioni per il futuro mi spaventa e basta, perché io voglio che "potrebbe essere qualsiasi cosa", voglio lasciarmi tutte le porte aperte. Per il momento resto qui, in attesa di riuscire a inserire di nuovo la quarta.

mercoledì 26 gennaio 2011

B&B

Tornati dalla gita bolognese. Carina Bologna, sono belli tutti i portici e le stradine irregolari.
Quello di cui vi voglio parlare non è però la città o i suoi monumenti ma è di bed and breakfast. Ieri sera siamo stati in questo piccolo B&B, gestito da una gentile signora sui 45 anni. Era molto ordinato, semplice, luminoso e pulito. La maggior parte dell'arredamento era Ikea, tutto lineare, bello e colorato. La cosa veramente incredibile però è stata la colazione. Direi che in tutti i B&B in cui ero stata precedentemente la colazione non era mai stata un granché: latte a lunga conservazione, biscotti confezionati, qualche yogurt e poco altro. Questa mattina invece la colazione è stata qualcosa di incredibile. La gentile signora aveva preparato ogni tipo e genere di bontà. C'erano brioches fresche di pasticceria di ogni gusto, biscotti fatti in casa, latte fresco, nutella, pane, salumi... ogni cosa era fantastica e noi ovviamente abbiamo mangiato fino allo sfinimento.
Con la pancia piena e guardandomi attorno ho deciso che anch'io voglio aprire un bed and breakfast; ho pensato che se non vuoi fare le cose in grande, se ti accontenti di poche stanze e se ci metti un po' di fantasia, viene fuori una cosa proprio carina. Davvero, ci vuole così poco a far star bene le persone, a farle sentire a casa loro anche se in realtà sono lontani chilometri. Ho pensato che mi piacerebbe avere un via vai di persone straniere e non in casa mia, che mi piacerebbe prendermi cura di loro, cucinare qualche torta. Insomma è dalle 11 di questa mattina che mi sto immaginando alla gestione del bed and breakfast più figo di tutti i tempi, uno di quelli in cui le persone tornano tutte le volte che sono in quella città, uno di quelli che gli amici consigliano agli amici degli amici, uno di quelli che restano nel cuore. Per non buttare proprio via la mia laurea pensavo anche ad un angolo "consulenze psicologiche". Sembra assurdo, lo so, ma mi piace immaginarmi in un posto così.

lunedì 17 gennaio 2011

Ritrovamenti

Riordinando il computer ho trovato questo sfogo, scritto in treno nell' autunno del 2008. Non so cosa mi fosse successo di preciso quel giorno, non so a cosa fossero dovuti tutti quei dubbi. So solo che ora, rileggendolo, mi capisco e mi faccio anche un po' di tenerezza.
Riporto tale e quale:

Ma tu dormi ancora un po', non svegliarti ancora no...
Treno. ritorno da Padova. Arrivo a Brescia.
Ultimo esame bocciata, penultimo esame 22. Dove voglio arrivare?? a laurearmi a luglio no? Sì, in teoria sì ma con che voto? Mille e ancora mille domande mi riempiono la testa e il mio umore continua a a cambiare. Mi spiace per tutti quelli che mi stanno attorno ma mi spiace anche, forse soprattutto, per me. Sono un'indecisa a vita? Sinceramente non mi sembra, su qualcosa ho le idee chiare... o forse no. Mi vengono in mente i tempi del liceo quando almeno una volta al mese io e Carly ci mandavamo lettere. Lettere in cui parlavamo delle nostre menate, di quanto tutto ci facesse schifo, della speranza di un futuro migliore. Lettere da adolescenti insomma. Io oggi, terzo anno di università, 21 anni compiuti, all'apparenza seria e matura, mi sento ancora come quella adolescente a cui fa schifo tutto. Mi sento come quell'adolescente che è curiosa di sapere cosa le preserva il futuro ma che ha un po' paura di tutto. Mi sento come quell'adolescente che vorrebbe lottare contro tutto, che vorrebbe il coraggio di prendere delle decisioni, che vorrebbe del coraggio e basta.
Sono la persona più felice del mondo, ma in altri sembro quasi depressa! Non so se voglio accontentarmi o se semplicemente non sono in grado di dare di più. È ovvio che gli altri ti dicono che vali tantissimo e che non ti devi arrendere, magari lo pensano anche, ma tanti sicuramente la pensano come te e parlano solo per sentirsi meglio con se stessi. Non credo nella commiserazione e nemmeno nella finta empatia. Io sono ancora quell'adolescente che non si fida molto degli altri e che non si fida molto nemmeno di se stessa, quell'adolescente un po' schifata da quello che ha attorno e da quello che pensano gli altri. Quell'adolescente con mille progetti in testa quasi tutti irrealizzabili. Credo nelle favole, ma credo anche nella crudeltà della vita, credo nelle sorprese che ti possono stravolgere l'esistenza. Credo che spesso siamo attaccati solo con un filo, che siamo al mondo solo per soffrire. Di vita ne abbiamo una e la passiamo tutta a far in modo che le cose vadano meglio di come stiano già andando. Ma è giusto tutto questo? Questo non vuol dire accontentarsi, vuol dire vivere con serenità, senza lotte interiori o ansia da successo e da sfida con il prossimo.
Io penso a tutto quello che ho fatto in 21 anni, sicuramente non è un granchè, ma sono abbastanza soddisfatta. C'è gente messa sicuramente peggio di me. Mi sono divertita, ho fatto molte esperienze, ho amato, ho odiato, ho sofferto. Ho sofferto tanto. Ho sofferto per motivi diversi. Ho sofferto a lungo e ho sofferto in tempi brevi. Mi è stato molto utile soffrire. Mi spaventa, mi inquieta, mi cambia, ma sicuramente mi è stato molto utile, mi ha fatto crescere. Mi sento un po' più pronta ad affrontare qualcosa in più. Mi sento pronte a capire meglio gli altri. Questo non vuol dire che io sia in grado di aiutarli, ma di capirli si. Ho 21 anni e ho amato e amo tuttora. Ho sofferto molto anche per questo. Ho avuto molta paura di espormi, di presentarmi per quello che ero, una fragile e indecisa ragazza bionda. Questo ora non c'è più o per lo meno c'è molto poco. Devo ancora scoprire quello che nascondo a me stessa, quello che non ho il coraggio di dirmi e forse nemmeno il coraggio di pensare. Studio perchè mi piace? No, questo non si può proprio dire. Studio per finire l'università perchè questo lo voglio e sono sicura. Studio perchè tante delle cose che devo studiare mi interessano però mi manca un piccolo ingranaggio che colleghi tutto questo all'opzione far andare bene gli esami ed essere un po' più soddisfatta dei miei risultati. Quando capirò se i voti mi interessano o meno sarà sicuramente troppo tardi...ma non ha importanza. Non ho (quasi) mai pianto sul latte versato non vedo perchè dovrei iniziare a farlo ora.
Il treno sta per arrivare e con lui tanti problemi.

sabato 13 novembre 2010

UN MONDO DIVERSO.

Tra quindici anni la Cina sarà il Paese più ricco del mondo, superando gli Stati Uniti d'America. Qualche anno più tardi, l'India diventerà il secondo Paese più ricco, superando anch'essa gli Stati Uniti. In altre parole, dopo 500 anni di dominio dell'Europa (e della sua propaggine nordamericana), il mondo sarà dominato da due grandi potenze asiatiche.
Tutto ciò che conosciamo oggi, andrà visto in un'ottica diversa. La distinzione tra Nazioni ricche e Nazioni povere non avrà più la connotazione che ha oggi. L'Italia nel 2050, come potenza economica e industriale, sarà stata superata da almeno una dozzina di Paesi emergenti: Brasile, Russia, ma anche Egitto, Messico e probabilmente addirittura Vietnam e Bangladesh, per citarne alcuni.

Il mondo in cui oggi viviamo, ma soprattutto il mondo in cui hanno vissuto i nostri genitori, non esisterà più. Che cosa ci sarà al suo posto? Chi detterà legge, chi combatterà guerre ingiuste per aumentare i profitti delle sue multinazionali, e che cosa cercheranno? Petrolio, idrogeno, oro, acqua? E dove si morirà di fame, dove si girerà in Ferrari? Che ne sai, magari Montecarlo sarà un mezzo deserto sommerso dal mare e la periferia di Rio de Janeiro sarà piena di locali dove calciatori italiani andranno con le veline in vacanza a tirare cocaina. Magari la cocaina smetterà finalmente di essere di moda, tra vent'anni. Magari.
Sono proprio curioso.