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mercoledì 4 febbraio 2009

L'EUTANASIA, LA CHIESA, I GIORNALISTI

Io non so se l'eutanasia sia giusta, sbagliata, morale, amorale, bella brutta diabolica o quant'altro.
So però che viviamo in uno Stato che ha deciso di chiamarsi Repubblica e ha deciso di avere un ordinamento democratico fondato su una Costituzione. Tra le varie implicazioni di questa scelta (di dubbio gusto, lo ammetto anche io) c'è quella di avere una serie di organi le cui decisioni vanno rispettate.
Se chi di dovere decide che una povera ragazza in coma da vent'anni non deve più essere tenuta artificialmente in vita, allo stato vegetativo, be', che piaccia o no, bisogna fare così.
Ai vescovi, per esempio, questo fatto non piacerà. Qualcuno molto influente tra loro ha già detto che questa è una pagina "molto grave e triste per il nostro Paese": nostro di chi?, mi viene da chiedere...
Forse se lo faranno andare giù lo stesso, come ogni tanto succede; forse avranno anche questa volta la meglio sul nostro povero Stato.
Ma non penso che la Chiesa abbia nessuna grossa colpa in questa situazione. Certo, loro hanno bruciato streghe stregoni maghi e folletti per cinque o seicento anni, hanno torturato scienziati filosofi e chi più ne ha più ne metta, hanno fatto guerre di conquista a destra e a manca, ma a un certo punto sono diventati buoni. E adesso la vita è diventata sacra, intoccabile, inviolabile e un sacco di altri begli aggettivi: non si possono uccidere più neanche gli spermatozoi. Per carità, io sono d'accordo, nè!
E infatti non provo alcun fastidio verso questi strani personaggi vestiti in modo pittoresco.

Chi davvero mi irrita sono i giornalisti. Perché di tutta questa brutta e triste storia non si dovrebbe più dire una parola. Bisognerebbe lasciare in pace queste povere persone catapultate al centro del mondo dal nulla, colpevoli di voler concludere le proprie sofferenze e forse quelle della figlia.
E invece niente da fare. Su tutti i telegiornali vengono intervistati medici che dicono che nel momento di morire la ragazza soffrirà, e altri che dicono che non soffrirà; poi è il turno della suora che la conosceva e che si mette a piangere davanti a milioni di persone; minsitri, gente comune, medici, parenti...


Basta, vi prego.

lunedì 26 gennaio 2009

SEI IMPOTENTE? E' COLPA DELLA CRISI

Forse qualcuno noterà quanto questo titolo assomigli a quello di un mio post di poche settimane fa.
Forse quel qualcuno penserà che sono ripetitivo e a corto di idee. Forse non avrà neanche tutti i torti. Ma io, i giornalisti, li amo. La crisi è davvero l'argomento del giorno: the place to be, in un certo senso. Non sei in cassaintegrazione? Sei out. Non hai perso dei soldi in borsa? Ma non mi rivolgere neanche la parola. Ma ora avete un motivo in più per sentirvi anche voi coinvolti nel bel gioco della crisi economica: se siete impotenti, date la colpa alla crisi economica!
Ma con la crisi crescono i pazienti che proiettano le proprie preoccupazioni economiche al presente e al futuro. Parlano di stress – spiega il professor Vincenzo Gentile, presidente della Società italiana di andrologia – ma in realtà è un sintomo di depressione, di cui il calo della libido è sempre il primo segno”. Ma quante persone potranno mai essere così coinvolte dalla crisi da diventare depressi e impotenti? Una ricerca - serissima, garantisco io - sostiene: "Crisi in borsa e a letto, 7 uomini su 10 fanno flop". In questi casi, trovo sempre assolutamente necessario leggere almeno il nome dell'autore dell'articolo. Ora, carissima Adele Sarno, ma non avevi proprio niente di meglio da dire? Cerco su internet se Adele ha scritto qualcosa di più intelligente, nella sua vita, e l'unica cosa che trovo è un articolo sulle differenze tra il cervello dell'uomo e quello delle donne. Che forse dà un po' di ragione al mio sondaggio qui sulla destra. ;)