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mercoledì 18 febbraio 2009

PARIS!

Già, si parte per Parigi, un po' di fretta, un po' a sorpresa, un po' all'improvviso: è sempre così, da queste parti. Ed è bello così: go and never stop going! Io ho finito un esame 10 minuti fa e non ho ancora iniziato a fare la valigia. Il volo parte da Milano Malpensa tra 4 ore circa. Che figata!

– Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.

Ecco, e andare a Parigi, noi, be'... è un bell'andare!
Quindi sì, una settimana di silenzio da queste parti. Non ci mancherete, promesso ;)

Ps: se questi giorni in cui non vi romperemo le palle obbligandovi a guardare il nostro blog saranno per voi particolarmente rilassanti, guardatevi un po' di link pubblicitari che ci sono su 'sta pagina, così passerà meno tempo da qui alla nostra prossima vacanza!

Ultima cosa: guardate quanto sono belli e teneri i nostri cuccioli!

Giorgio a sinistra, Bruno a destra.

domenica 15 febbraio 2009

BARZELLETTA AGGHIACCIANTE

Una notte di molti anni fa venne alla luce un bambino, a cui fu dato il nome di Gesù.
Questo povero bambino nacque senza braccia e senza gambe. C'erano il bue e l'asinello a scaldare la culla con il loro alito e vennero anche i Re Magi a portare i doni al piccolo. Mentre questi arrivavano alla capanna, un pastore vide il padre Giuseppe in un angolo che rideva come un matto.
"Ma cazzo, Giuseppe, tuo figlio e nato senza arti! Come fai a ridere?"
"Pensavo a come faranno a metterlo in croce"

sabato 14 febbraio 2009

UN REGALO, UNA PIANTA, UNA STORIA

Ho ricevuto in regalo un piccolo bonsai. Un regalo quasi di San Valentino.
Non avevo mai pensato di tenere un bonsai, ma un paio di settimane fa, accompagnando la Maddy in un negozio di piante, me ne sono innamorato a prima vista (dei bonsai, della Maddy non ce n'era bisogno): e non ho cercato di nascondere il mio entusiasmo...
La tecnica del bonsai è l'arte di creare miniature di alberi, guidandoli ad assumere la forma e la dimensione che si desidera. A tal proposito, esistono infiniti stili (per esempio: cliccate qui, o qua o ) e infinite tecniche differenti per curare la propria pianta, la maggior parte delle quali deriva dalla tradizione giapponese.
Il mio piccolo bonsai è una Serissa: una pianta sempreverde, con foglie piccole, lucide gialle e verdi; i fiori sono grandi e a cinque petali.
Adesso, ha una forma piuttosto poco definita, come si nota dalla foto. Quello che vorrei fare, è dargli un aspetto più tozzo, magari aumentando un po' il numero di ramificazioni in basso e diminuendo quelle in alto.

Vi piace? :)

COME USARE L'HTML?!?

Non è solo per mancanza di creatività che sto scrivendo così poco.
Anche :P
Ma soprattutto, il poco tempo giornaliero che dedico al blog, ultimamente lo sto impiegando per tentare di migliorare la grafica. Con scarsissimi risultati, per ora.
Sto provando a giocare un po' con l'HTML per capire come funziona, ma forse la teconologia non fa per me. Probabilmente, tra qualche giorno mi arrendo, chiudo il blog, e inizio a esprimere il mio parere affiggendo quotidianamente tavole di granito incise sul portone del Duomo.

Abbiate pazienza ;)

giovedì 12 febbraio 2009

PEZZI

"Questa è la tua vita, e va finendo un minuto alla volta."

"Le cose che una volta possedevi, ora possiedono te."

"Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocarburi in cielo a mangiarsi l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piattaforme petrolifere. Volevo infilare una pallottola tra gli occhi di tutti i panda che si rifiutano di fottere per salvare la loro specie. Volevo che il mondo intero toccasse il fondo."

"Quello che devi considerare è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che possa capitare."

FUOCO E SUGGESTIONI

Ho visto queste foto per caso. Sono state scattate in Australia, sei giorni fa, durante la serie di incendi che ha devastato la zona intorno a Melbourne. Ad avermi colpito è stata, in particolare, la seconda fotografia, quella qui sotto: cerchioni delle auto e altri pezzi di metallo sciolti dall'infernale calore del fuoco.

Probabilmente non c'è niente di strano, forse avevate già visto decine di immagini simili: io no.
Per di più, mi ha fatto venire in mente una scena di Terminator che da piccolo mi faceva tremendamente paura, in cui lui si scioglie e rincorre una macchina sotto forma di metallo liquido. O qualcosa di simile. Be', vi piacciono?

grazie blacky ;)

martedì 10 febbraio 2009

Spritz: storia e fregature

"Lo spritz è un aperitivo alcolico i cui natali storici hanno radici ai tempi della dominazione austroungarica nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia, in particolare nelle aree di Venezia e di Trieste.
Nella sua forma originaria era ottenuto dalla semplice mescolanza fra acqua frizzante e vino (in prevalenza bianco), viene tuttora comunemente consumato a Venezia, Padova e Treviso.
Negli anni vi sono state apportate varie modifiche fino a renderlo un vero e proprio aperitivo. Nel corso degli anni la bevanda si è rapidamente diffusa nelle altre città del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, del Trentino, dell'Emilia e anche nelle città dell'Istria, ultimamente si trova tranquillamente in tutti i bar da Milano alla Riviera Romagnola, la sua consacrazione è avvenuta tramite la pubblicità di una nota casa produttrice di bevande alcoliche (Barbieri di Padova), che ha avviato una campagna pubblicitaria inneggiante al consumo di Aperol Spritz.Non esiste una composizione univoca per lo spritz, ma varianti cittadine, a loro volta interpretate liberamente dai baristi , ognuno con una propria preparazione particolare. Un comune denominatore tra le varianti esistenti è comunque la presenza di vino bianco secco ed acqua minerale gassata o seltz (si può usare anche l'acqua tonica) che, quantitativamente, devono essere almeno al 40% e al 30%; il restante 30% viene completato dalle più svariate tipologie di bevande alcolche, a volte anche mischiate tra loro, con la regola non scritta di preservare una colorazione rossa del cocktail.
La gradazione alcolica è quindi variabile, ma si può valutare mediamente sui 15°. A Venezia, Padova e Ferrara lo spritz viene preparato mescolando alla base di prosecco e seltz del Campari, dell'Aperol o del Cynar ed aggiungendo una fetta di limone, d'arancia o un'oliva.
Nel Veneto e in Emilia lo spritz è un vero rituale popolare, che coinvolge fin dalla tarda mattinata giovani ed anziani. È senza dubbio l'aperitivo più consumato, diffuso e contestato, un tradizionale viatico per la socialità nonché un simbolo della frizzante atmosfera cittadina.
Il luogo dove è più consolidato il rituale dello spritz è Padova in Piazza delle Erbe."

Questa è la storia dello spritz trovata in giro per internet.... è vero: è consumato ovunque, è buono, è un aperitivo però... c'è un però!
Infatti uno spritz bevuto a Padova ti costa circa 1,50 euro, in orario happy hour addirittura un euro con cibo incluso e in più è di ottima qualità, senza l'aggiunta di inutile ghiaccio che diluisce tutto!
Se invece decidi di prendere uno spitz in qualsiasi altro posto d'Italia, fuori dal veneto, spenderai ben 6 euro per berti una pseudo schifezza piena di ghiaccio e acqua... vi sembra giusto?!?
Io non sono d'accordo! :)

domenica 8 febbraio 2009

Stazioni, treni e binari

Negli ultimi tre anni della mia vita, escludendo i mesi estivi, ho preso una media di tre treni a settimana, ho attraversato una media di 21 stazioni e sono passata su altrettanti binari.
Le stazioni che meglio conosco sono quelle di Brescia e di Padova, al secondo posto metterei Pavia e Milano, al terzo Vicenza, al quarto Desenzano del Garda e le restanti a pari merito poiché le ho viste attraverso un finestrino.
In questi tre anni ho preso treni di tutti i generi: regionali, intercity, eurostar, eurostarcity...
In questi tre anni ho avuto mille compagni di viaggio diversi, ho visto qualche centinaio di controllori, valigie di tutti i colori, gente senza biglietto nascosta nei bagni, ho sentito tante, forse troppe, suonerie di cellulari polifonici o meno, ho ascoltato parlare almeno in 7 lingue diverse, ho curiosato in più di 50 conversazioni di sconosciuti, ho letto molti libri, ho guardato città e campagne scorrermi sotto il naso.
In questi tre anni ho provato almeno 20 sensazioni diverse ogni volta che mi trovavo su una banchina, rigorosamente dietro la linea gialla, di una qualche stazione.
Le stazioni però devo dire mi mettono un po' di tristezza...forse non proprio tristezza, forse più malinconia... non so bene nemmeno io.
Ai bordi dei binari capita spesso di vedere coppie più o meno giovani che si salutano abbracciandosi, baciandosi, magari piangendo. Io un po' di sfuggita guardo loro, un po' mi fanno tenerezza, un po' mi chiedo per quanto tempo non si vedranno, un po' mi spiace per loro, mi immagino la loro storia.
Quando salgo sul treno, mi siedo nel posto più isolato che trovo, mi creo il mio spazio e guardo fuori dal finestrino... sulla banchina di solito c'è mia mamma o mio papà che stanno li finché il treno non è partito. Sono lì immobili a guardare fisso in alto e aspettano il fischio del ferroviere. Anche se devo stare via solo qualche ora ogni volta in quegli attimi mi sale un po' il magone e mi viene voglia di correre giù dal treno e di non partire. Invece resto lì. Quasi sempre resto lì.
Alcune volte mi è capitato di arrivare in stazione, salutare il parente dell'occasione fare i primi due scalini, bloccarmi e tornare indietro. Ebbene sì, mi è capitato di non riuscire a salire su uno stupido treno, di aver paura. Paura di non poter far inversione di marcia, paura delle fermate troppo rigorose.
Le volte in cui invece parto insieme al treno, a metà viaggio circa mi rilasso del tutto e inizio a essere di buon umore perché so che per qualche giorno cambierò aria, che per qualche giorno sarò libera, che per qualche giorno sarò a Padova.
Al ritorno tutto è un po' diverso, in treno dormo, so che quando arriverò a Pavia ci sarà qualcuno pronto ad abbracciarmi e io già a Verona ho voglia di un bacio.

>2< UNA STORIA

Dice l'Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze che la cocaina è "la sostanza stimolante preferita in Europa".
Ma dato che, come è noto, essa non viene prodotta dalle nostre parti, le cronache degli ultimi cinquant'anni sono colme di storie di traffici che (soprattutto) dal Sud America portano la bianca negli Usa e in Europa.

C'è chi importa lastre di metallo per la Fiat, ci scava dentro, e le rifodera di polvere bianca. Quale solerte finanziere andrà mai a controllare i container della più amata e rispettata impresa italiana?
C'è chi produce phon in Colombia, li riempie di coca, e li porta in Italia. E questo mi sembra uno scherzo ancora più geniale che metterci la farina...
C'è chi ci riempie i chupa chupa. Chi ingoia ovuli pieni di polvere per poi andare a cercarli tra i suoi escrementi, una volta tornato a casa. Chi ci riempie le bambole e chi i cuscini.

E poi c'era Pablo. Che non aveva nessun bisogno di tutti questi stratagemmi. Quando gli ufficiali governativi provavano a controllare i suoi carichi, i suoi collaboratori rispondevano semplicemente: "plata o plomo", o accetti i soldi o muori.
Qualcuno dice che Pablo avesse instaurato un clima di terrore nel suo Paese, la Colombia: per certo si sa che svariati candidati alla presidenza furono assassinati dai suoi sicari, che alcuni incidenti aerei furono sua responsabilità, e che centinaia di morti e scomparsi nella Colombia di quegli anni avevano avuto qualcosa a che fare con lui...
Ma qualcun altro racconta che quando c'era lui in giro si stava meglio. Per molti era la versione moderna e sudamericana di Robin Hood: costruiva stadi, sponsorizzava squadre di calcio, distribuiva banconote e viveri ai disoccupati...

Quando il suo impero raggiunse l'apogeo, ormai la sua fama aveva davvero fatto il giro del mondo: nel 1989 la rivista americana Forbes stimò che Pablo fosse il settimo uomo più ricco del mondo. Prendi il patrimonio di Berlusconi, sommaci quelli di Armani e Benetton; moltiplica per 3: ecco, adesso hai un'idea dei soldi che avesse Pablo in quell'ormai lontano 1989.

Quando le cose iniziarono ad andare male, Pablo si consegnò alla giustizia colombiana. In cambio, non venne concessa l'estradizione agli Stati Uniti, e lui potè costruirsi una prigione su misura.
Si costruì una fortezza.
Da La catedral, Pablo continuava senza soluzione di continuità a gestire i suoi traffici.
Il potere incredibile di questo personaggio doveva però, prima o poi, infastidire qualcuno che stava molto in alto: nell'estate del 1992, il reparto speciale dell'Esercito degli Stati Uniti d'America noto come Delta Force iniziò una caccia all'uomo che, nell'immediato, portò all'uccisione di più di trecento affiliati e parenti di Pablo. Il nostro eroe, invece, sfuggiva a ogni tentativo di cattura. Nel corso dell'anno successivo, la Cia disseminò di cecchini la Colombia; finalmente, il 2 dicembre 1993, nel corso di una sparatoria, la guerra contro Pablo finì: cadde colpito da tre proiettili, uno dei quali si conficcò dietro il suo orecchio sinistro.

Pablo Escobar, anche noto come El Patròn o El Doctor, morì il giorno dopo il suo quarantatresimo compleanno.

Non vi abbandono!

Negli ultimi giorni ho abbandonato un pochino questo mio caro Blog ma vi assicuro che non è un periodo facile! Nel bel mezzo della sessione di esami quasi pre-laurea, diversi incidenti di percorso, l'arrivo di un nuovo micio per di più con il raffreddore, il concerto di Gianni Morandi (...), avanti e indietro da Padova, voti da registrare, l'omeopatia da gestire, un'ipotetica vacanza da organizzare...

Insomma un po' di casino ma nulla di grave!

Intanto metto una foto per dare il benvenuto a questo micino nero che deve ancora essere battezzato!

venerdì 6 febbraio 2009

!!! UN MESE DI PANE E ROSE !!!

Ebbene sì: oggi il nostro blog compie un mese. Pochissimo, direte voi. Sì, siamo agli inizi, ma qualche piccola soddisfazione l'abbiamo già ricevuta.

Innanzitutto, abbiamo un sistema di conteggio delle visite che funziona solo da 5 giorni, quindi possiamo dire poco in proposito. Quel poco è riassunto qui di seguito:
- 107 persone diverse sono passate almeno una volta da almeno una pagina del nostro sito;
- molti di loro ci sono anche tornati: infatti, le visite totali sono state 176;
- nel complesso, sono state lette 414 pagine diverse.


Tutto ciò è piuttosto noioso, lo ammetto. Magari vi interessa di più sapere che:
- 2 persone sono arrivate al nostro blog cercando su Google "grande fratello tette"
- un altro ci è arrivato cercando "tesine sulla panificazione"
- qualcun altro ha cercato "blogger pene e rose": sarà rimasto deluso...
- e forse è rimasto deluso anche chi ha cercato "come si fa a studiare?": peccato, non siamo le persone giuste per rispondere a questa domanda!

Inoltre, persone di un po' tutto il mondo seguono (inspiegabilmente) il nostro blog. Tra i visitatori contiamo: sei americani, due svedesi, due spagnoli, un belga e un rumeno.

Chiudo dicendo che anche questo nostro secondo sondaggio è ormai volto al termine. Faceva cagare, e ha giustamente riscosso pochissimo successo: riporto comunque che i lettori de "Il pane e le rose" danno come probabile vincitore del Grande Fratello David Beckham. Bravi, anche io ho votato così!

giovedì 5 febbraio 2009

>1< UNA STORIA

Il 1° aprile 1897, a Marsiglia, quattro individui si recano nella sede del Banco dei pegni: uno di essi porta una fascia tricolore al petto e si presenta come commissario di polizia. Esibisce un mandato di perquisizione sostenendo che tra gli oggetti dati in garanzia ve ne siano alcuni rubati a un'anziana signora, assassinata pochi giorni prima. Il direttore del Banco si inchina all'autorità: è imbarazzato, sa di non poter escludere che vi sia della refurtiva tra gli oggetti che gli vengono portati in garanzia di prestiti ad altissimo interesse. Il commissario ordina di sprangare le porte e inizia l'inventario: per tre ore, lui e gli altri tre individui schedano tutta la merce e ne recquisiscono una buona parte.
Finita la requisizione, il commissario infila le manette al direttore e al suo impiegato e li conduce al Palazzo di Giustizia. Qui, li accompagna davanti alla porta del procuratore della Repubblica e ordina loro di attendere, mentre va a "prendere ordini". L'individuo entra nell'ufficio, vi resta qualche istante, torna fuori e togliendo le manette al direttore lo avverte: "La questione è molto grave. Attendete qui, verrà il procuratore in persona a interrogarvi."
Il direttore-usuraio e il suo impiegato rimangono ore davanti a quella porta. Quando il Palazzo di Giustizia si svuota completamente, passa l'ultimo rimasto nel palazzo, un giudice istruttore che, infuriato e in ritardo per una cena a casa di amici, li sbatte in galera rimandando tutto al giorno seguente.

La mattina dopo, dai resoconti confusionari e incoerenti dei due prigionieri, viene districata la trama della storia: il "commissario" era nientemeno che Alexandre Jacob il principe dei ladri, anarchico francese che dedica la sua vita a beffare e derubare i ricchi borghesi dando il ricavato dei suoi furti in beneficenza, e stando ben attento a non derubare coloro che ritiene utili alla società: dottori, insegnanti, scrittori.
Qualcuno l'ha poi conosciuto con il nome di Arsenio Lupin.

mercoledì 4 febbraio 2009

L'EUTANASIA, LA CHIESA, I GIORNALISTI

Io non so se l'eutanasia sia giusta, sbagliata, morale, amorale, bella brutta diabolica o quant'altro.
So però che viviamo in uno Stato che ha deciso di chiamarsi Repubblica e ha deciso di avere un ordinamento democratico fondato su una Costituzione. Tra le varie implicazioni di questa scelta (di dubbio gusto, lo ammetto anche io) c'è quella di avere una serie di organi le cui decisioni vanno rispettate.
Se chi di dovere decide che una povera ragazza in coma da vent'anni non deve più essere tenuta artificialmente in vita, allo stato vegetativo, be', che piaccia o no, bisogna fare così.
Ai vescovi, per esempio, questo fatto non piacerà. Qualcuno molto influente tra loro ha già detto che questa è una pagina "molto grave e triste per il nostro Paese": nostro di chi?, mi viene da chiedere...
Forse se lo faranno andare giù lo stesso, come ogni tanto succede; forse avranno anche questa volta la meglio sul nostro povero Stato.
Ma non penso che la Chiesa abbia nessuna grossa colpa in questa situazione. Certo, loro hanno bruciato streghe stregoni maghi e folletti per cinque o seicento anni, hanno torturato scienziati filosofi e chi più ne ha più ne metta, hanno fatto guerre di conquista a destra e a manca, ma a un certo punto sono diventati buoni. E adesso la vita è diventata sacra, intoccabile, inviolabile e un sacco di altri begli aggettivi: non si possono uccidere più neanche gli spermatozoi. Per carità, io sono d'accordo, nè!
E infatti non provo alcun fastidio verso questi strani personaggi vestiti in modo pittoresco.

Chi davvero mi irrita sono i giornalisti. Perché di tutta questa brutta e triste storia non si dovrebbe più dire una parola. Bisognerebbe lasciare in pace queste povere persone catapultate al centro del mondo dal nulla, colpevoli di voler concludere le proprie sofferenze e forse quelle della figlia.
E invece niente da fare. Su tutti i telegiornali vengono intervistati medici che dicono che nel momento di morire la ragazza soffrirà, e altri che dicono che non soffrirà; poi è il turno della suora che la conosceva e che si mette a piangere davanti a milioni di persone; minsitri, gente comune, medici, parenti...


Basta, vi prego.

martedì 3 febbraio 2009

Qualcuno ama Parigi

Ebbene si, c'è qualcuno che ama Parigi, anzi che pensa che Parigi sia la città con la migliore aria che si possa respirare. Questa persona quando si trova a Parigi e vede la gente tornare dal lavoro con la baguette calda in mano e ne sente l'odore, si sente felice e molto tranquilla. Questa persona ama i colori delle vetrate di Notre Dame, ama lo stile e la stranezza dei parigini e ama la loro lingua anche se non ne capisce una parola. Questa persona ama la Tour Eiffel la sera, quando è illuminata e volendo ha anche un aria un po' tamarra, questa persona ama il tanto verde dei Jardin du Luxembourg e i ragazzi che fanno lo spuntino prima di tornare in università. Questa ragazza ama i ristoranti galleggianti della Senna e i pittori di Montmartre, anzi di Montmartre ama la stupenda vista in quelle giornate limpide.

Ebbene si, c'è qualcuno che ama Parigi e non vede l'ora di tornarci.






Pezzi

" Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così."


"...e non potendo dirla con parole ma solo vivendo come visse. Solo essendo così spietatamente se stesso come fu fino alla morte, poteva dare qualcosa a tutti gli uomini."


"Visse sugli alberi, amò la terra, salì in cielo."

UN PO' DI ENERGIA

A volte, anzi spesso in questo periodo freddo e con poca luce, sono anche io spento, sempre stanco, con poca voglia di fare cose, vedere gente, e tutto il resto.
Oggi invece sono iper attivo, sveglio, frenetico. Ho la musica a volume molto alto. Mia mamma ogni tanto mi urla qualcosa dall'altra stanza e io non la sento. E lei viene di qui facendo un po' finta di urlare, ma poi si mette a caniticchiare quello che sto ascoltando.
E' troppo bello sentire i bassi far leggermente vibrare la stanza, o il suono pulito della chitarra di Johnny Cash che scandisce preciso il tempo: accordi rapidi, ben distinti, perfetti.
E poi Kanye yeah chy city - met this girl when I was three years old - And what I loved most she had so much soul - yo.

Scarica di energia.

LONDRA, I CANI, LA JUVE


C'è chi ama Parigi, i gatti e il Milan.


E chi ama Londra, i cani e la Juventus.



Non c'è niente da fare: andrò a Parigi (quasi) per la prima volta tra due o tre settimane, ma so già di appartenere alla seconda categoria.

lunedì 2 febbraio 2009

UN ISTINTO IRREFRENABILE

Mi è bastato vedere questa foto (e anche queste,in realtà), per capire che 10 mesi all'anno senza l'odore del mare e il rumore del vento sono davvero tanti. Troppi, decisamente. Voglio davvero vivere in una città di mare. Non penso di poter passare tutta la mia vita in una città grigia, in cui l'unico azzurro è quello del cielo, che poi, azzurro, lo è anche raramente... Voglio dimenticarmi di che cosa sia la nebbia, e vedere la neve solo quando lo decido io.
Voglio assaporare tutti i giorni quel cielo gigantesco che c'è sopra il mare, e non provate neanche a dirmi che è lo stesso che c'è qui... Voglio uscire di casa di notte e vedere sei mila stelle. Non una di meno. E voglio i capelli incrostati di salsedine anche a dicembre. E poi voglio aver freddo in quelle sere d'estate, che stai sul terrazzo a prenderti il vento, con la felpa e il cappuccio tirato su, e sotto i pantaloncini corti. E voglio andare in spiaggia e accendere i fuochi, e non riuscirci per il troppo vento, e bruciacchiare due marshmellow infilzati nei bastoncini di legno, e ritrovarmi a un certo punto bagnato fradicio per l'umidità e per l'acqua portata dal vento. Voglio avere un paio di scarpe. Giusto per andare a lavorare, o per quando devo andare a trovare i miei genitori. E camminare a piedi nudi 9 mesi all'anno e avere i calli sotto ai piedi che non senti neanche il vetro.

Mi do quattro anni di tempo.

BARACK OBAMA

Probabilmente, chiunque abbia un blog, negli ultimi sei mesi, ha scritto almeno un intervento su Barack Obama. Io lo faccio in ritardo. In ritardo rispetto alla comparsa sulla scena politica, in ritardo rispetto al momento dell'elezione, e perfino un po' in ritardo rispetto al giorno dell'insediamento. Per farmi un po' perdonare di tutto ciò, ridurrò al minimo le banalità. Mi limito solo a dire che anche io, come quasi tutti, ci spero tanto in questo bel giovanotto abbronzato che vive nella Casa Bianca. E aggiungo anche che, ogni volta che leggo articoli sul cosiddetto "New deal verde", sui finanziamenti alle energie rinnovabili e tutto il resto, mi stringe il cuore a pensare che qui si va solo indietro, mentre nel resto del mondo tutti vanno avanti.

Per chiudere, pubblico qualche bella foto, magari un po' particolari, di Obama e della cerimonia di insediamento. (clic sulle foto per ingrandire)

Dietro la porta

Un po' ti viene da ridere... Hai 21 anni e ti trovi sul pianerottolo davanti alla tua porta di casa con la paura di entrare perché sai che oltre quella soglia ti aspetta una sgridata. Sei lì, la persona che ami ti è accanto, ti dà qualche carezza, ti incoraggia, ti dimostra il suo amore. Purtroppo però non può stare lì per sempre, non può stringerti la mano a vita ed affrontare con te tutto quello che accadrà dietro quella porta. Dietro quella porta c'è qualcosa che riguarda solo te, qualcosa che devi risolvere solo con le tue forze, qualcosa che devi saper affrontare da solo. Dietro quella porta c'è il tuo destino, il tuo futuro.
Tiri un lungo sospiro e dici ok, giri la chiave ed entri....brava ce l'hai fatta! Appena varcata la soglia fai qualche passo in avanti verso quello che ti aspetta e poi ti fermi li, immobile, senza dire nulla, ascolti e basta. Raffiche di parole ti piombano addosso, non le ascolti tutte, sono troppe, troppo violente; di tanto in tanto annuisci e poi dichiari di non aver nulla da dire. Arriva il momento del congedo, finalmente puoi andare a letto. Ti senti molto stanca ma sai che non riuscirai a prendere sonno ancora per molto tempo. Ti arriva un messaggio che ti fa sorridere, che ti fa pensare all'amore e ti senti un po' meglio... dopo poco però ti accorgi che vorresti che ne arrivassero altri mille di messaggi, che avresti bisogno di lui qui accanto a te, o per lo meno dall'altra parte della cornetta. Lui giustamente però se ne è tornato alla festa in cui era, lontano da queste strane preoccupazioni che non lo riguardano... tu rimani nel letto, con il cappuccio in testa e il computer sulle gambe, in attesa di un messaggio.