Prima stavo bazzicando su un po' di blog a caso semplicemente schiacciando su "blog successivo" in alto a sinistra. Ci sono tantissimi blog che parlano di tantissime cose. Non è per nulla originale scrivere un blog, penso che una persona ogni due, al massimo tre, lo faccia. Ma perché è così? Diciamo che si trova un po' di tutto. Ci sono dei blog che possono essere considerati utili, come quelli di cucina o comunque tutti quelli che ti insegnano qualcosa o che ti spiegano come aggiustare l'aspirapolvere con una forcina e del nastro isolante. Ci sono poi i blog di fotografia, che senza dubbio sono splendidi ma che, se non hanno scritto qualcosa ad hoc, non mi convincono particolarmente. Ci sono tantissimi blog che più che blog si possono definire fanpage, ci sono per squadre di calcio di una certa importanza (esempio Napoli) ma anche di cose assurde, tipo della squadra di tennis da tavolo (banalmente ping-pong) di Quarto Oggiaro. Ci sono i blog di moda ma di questo abbiamo già parlato e non credo ci sia molto altro da aggiungere. Ci sono blog inutili e blog di bimbiminkia. I bimbiminkia però sanno usare delle cose incredibili che invidio molto, tipo le scritte che luccicano, le stelline che scendono e cose simili. E poi. E poi la maggior parte dei blog parla di vicende di vita quotidiana, di cose normali, di sentimenti e di emozioni. A volte anche solo di racconti; altre volte sono una sorta di diario. Qualcuno magari racconta delle storie di persone inventate ma in realtà sta raccontando più che mai la propria storia. Io credo che la maggior parte della gente scriva in un blog per questo, perché lo schermo del computer non fa paura a nessuno, perché non ti fa domande. Credo che la maggior parte delle persone lo faccia per raccontarsi. Per raccontarsi agli altri ma soprattutto a se stessa.
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mercoledì 18 maggio 2011
venerdì 28 gennaio 2011
Il blog e io
Ho dato due esami e prima del prossimo posso permettermi qualche giorno di pausa. In questo periodo tutti hanno da studiare quindi non si possono fare grandi cose, questo significa che in questi giorni di pausa non faccio nulla. Mia mamma mi porta in giro a fare mille commissioni e a vedere cucine (amo i negozi di arredamento, mi fanno venir voglia di avere una casa da arredare a modo mio), sistemo un po' di cose arretrate e cazzeggio sul computer. Ecco, poco fa ero qui davanti al pc e stavo frugando nel blog, in questo blog, e mi sono messa a rileggere un po' di post che avevo scritto. Io di solito non leggo mai quello che scrivo, cioè: mentre scrivo leggo e rileggo le righe che ho già messo giù per controllare che non ci siamo errori troppo evidenti, ma quando do il via per la pubblicazione basta, è come se non fossa più cosa mia. Quindi ora rileggendo qua e là ho provato un po' una strana sensazione. Mi sono accorta che quasi ogni passo importante degli ultimi due anni si trova in queste pagine, che la mia vita si può ricostruire quasi alla perfezione mettendo insieme quello che ho scritto. Mi è sembrato strano scrivere certe cose, o meglio mi chiedo cosa mi fosse saltato in mente prima di iniziare a scrivere una determinata cosa o dove ho trovato il coraggio. Forse l'ho sempre fatto non pensandoci, nel modo più naturale del mondo, senza mai pensare che può capitare che le persone che mi conoscono scoprano cose di me che non si sarebbero mai immaginate. Non lo so, mi sono resa conto di aver davvero regalato tutta me stessa a questo blog; non me ne sto pentendo, solo un po' stupendo.
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martedì 12 ottobre 2010
A volte basta essere ascoltati
Non so se voi ve ne siete mai accorti, ma spesso alle persone, per essere felici, basta essere ascoltate. Non per forza capite, solo ascoltate. Non hanno bisogno di una risposta, di un riscontro ma hanno solo bisogno di essere ascoltate. Mi è capitato più volte di trovarmi con persone più adulte di me, spesso anziane, che, senza che tu abbia aperto bocca, iniziano a raccontarti qualcosa. Dopo un quarto d'ora chiedono se potevano parlarti e tu con un gran sorriso dici sisi. Nel racconto c'è quasi sempre qualcosa di tragico o qualcosa che fa piangere, tu continui a sorridere e facendo al faccia il più dolce possibile dici "non sa quanto la capisco", "non si deve preoccupare troppo". Quando finiscono il racconto non ti chiedono niente e tu non dici niente, fai un sorriso finale e vieni ringraziato come se avessi salvato la loro vita. Le vostre strade poi si dividono, tornano ad essere come erano sempre state, parallele. Tu però sai qualcosa in più e quella persona magari ha un peso in meno. Anche a me capita qualche volte di raccontare delle mie cose a persone sconosciute o quasi. Non so se mi spiego bene, ma è come quando hai un peso dentro, hai un pensiero che ti tormenta e che ti distrugge. Sai che non è una cosa che si può dire a tutti, sai che è una cosa che quelli che ti stanno vicino non capirebbero e allora a un certo punto sei li, quando meno te lo aspetti, butti fuori tutto. La persona che hai davanti non dice nulla, ma solo il fatto di aver condiviso un pensiero, un ricordo lo fa pesare la metà e così è più facile portarselo dietro. Forse è proprio per questo che le persone che si conoscono in treno o in vacanza sono quelle a cui confidi le parti più profonde di te; sono persone che non rivedrai e che non si faranno influenzare da ciò che hai detto, non ti giudicano e non fanno parte della tua vita. E questo è il bello.
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