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mercoledì 11 agosto 2010

Rientro

Eccomi, anzi eccoci, qua. Tornata, anzi tornati, dalla Sardegna. La valigia era piccola ma decisamente piena... piena di cose sbagliate. Avevo riempito la mia valigia solo con costumi, vestitini e canottiere, all'ultimo ho lanciato dentro un paio di jeans e una felpa... peccato che a Stintino la sera ci siano 15 gradi e maestrale. Se qualcuno guarda le foto pensa che io stia stata in montagna... una sera sono stata costretta a mangiare avvolta nel sacco a pelo! A parte i problemi termici la vacanza è andata bene. Sono stata finalmente un po' bene, di buon umore. Tutto questo grazie a me, ai miei supporti chimici e ad alcune persone che mi sono state attorno. A un certo punto però la vacanza finisce... all'inizio avevi paura che cominciasse ma poi temi la fine. Fa sempre un certo effetto passare da una località si mare, dall'azzurro intenso e dall'aria leggera ad una città nel bel mezzo della Pianura Padana, al cielo grigio, al Ticino marrone e all'aria afosa. Questa è Pavia, la mia città, la città in cui sono nata e cresciuta e in cui forse non voglio passare il resto della mia vita. Però, mentre sei sulla strada del ritorno, c'è un momento in cui pensi che è bello tornare a casa, rientrare nella tua camera. Pensi che è bello partire ma che ogni tanto è bello anche tornare. Tutte le tue cose sono lì che ti aspettano, al loro posto. Di solito le persone, dopo un viaggio, la cosa di cui sentono più la mancanza è il letto o il cuscino. Per me non è così, io dormo ovunque e appena appoggio il sedere crollo, per me è sempre stato così. La cosa di cui io sento più la mancanza invece è la doccia. A casa mia sono sicura che la doccia sia pulita, so come regolare il getto e la temperatura dell'acqua, ho tutti i comfort che mi servono e gli asciugamani hanno un profumo familiare. Odio gli asciugamani con un odore diverso da quello che hanno i miei, mi danno l'impressione di essere sporchi e che, una volta asciugata, debba lavarmi di nuovo. Quindi quando torno da una vacanza, soprattutto se ho passato ore e ore su un qualche mezzo pubblico, entrare nella doccia di casa mia è una delle cose che più adoro al mondo.
Peccato che dopo solo 5 ore dal tuo rientro inizino i problemi. Sei stato stato bene e ti sei divertito una settimana, bene, ora devi pagarne le conseguenze. E così il rientro non è poi tanto bello...

giovedì 29 luglio 2010

La valigia vuota

Fuori piove, sarà un mese che a Pavia non piove. L'odore della pioggia in estate è inebriante, mi piace. Sul pavimento di camera mia c'è una valigia aperta, completamente vuota. Ogni volta che si parte si pensa di riuscire a portare via poca roba, di poter stare leggeri. Non è quasi mai così: la valigia arriva sempre a essere piena, strapiena. 5 minuti prima della partenza ti viene in mente che hai dimenticato questo e quest'altro e così la riempi. La mia valigia invece oggi è ancora vuota. In teoria domani parto per la Sardegna, Stintino. Non ci sono mai stata, dicono essere un bel posto. Per questa vacanza ho deciso di usare la valigia piccola, quella da week-end. Non ho voglia di portare tante cose, voglio stare leggera, forse perché mi sento già abbastanza pesante e carica io. La prima cosa che infilerò nella mia valigia saranno i vestiti che mi ha lasciato Ale. Lui è partito settimana scorsa e per non essere troppo carico ha lasciato a me un po' di cose da portargli. Poi ci metterò i farmaci, mille farmaci. Mia mamma prima di qualsiasi partenza mi dà una busta piena di medicine, un po' per qualsiasi cosa, febbre, cistite, diarrea, allergie...
Dopo lascerò la valigia ancora lì, vuota per metà. La userà il mio gatto per dormirci. Poi mi fermerò a riflettere e deciderò cosa fare di me. Devo decidere quanto carico inserire nella mia valigia e quanto lasciarmi addosso. Più la valigia sarà piena e pesante più sarò leggera io quindi le cose andranno bene. Ora la mia valigia è ancora leggerissima, vuota.