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mercoledì 16 marzo 2011
lunedì 20 dicembre 2010
La storia di Loris
Loris oggi ha 24 anni, studia scienze politiche, sta bene e questa è la storia che mi ha raccontato.
Era la sera del 9 dicembre del 1998, lui aveva 12 anni ed ha iniziato a star male. Vomitava un po', nulla di che se non il fastidio del doversi alzare e infilare la testa nel water. Al terzo viaggio camera da letto-bagno il cibo nella sua pancia è finito e la cosa si è fatta un po' più seria. Al sesto viaggio i suoi genitori hanno deciso di portarlo in pronto soccorso e il mattino successivo il nostro ragazzo è stato portato in sala operatoria. Causa del tutto un' appendicite perforata gangrenosa diffusa in peritonite, detta anche appendice esplosa con infezioni e schifo diffusi un po' ovunque. Esce dalla sala operatoria e viene ricoverato, lui sta male ma i medici continuano a dire che è una normale conseguenza dell'operazione. Mi ha raccontato di quanto quei giorni fossero stati orribili, forse i peggiori della sua vita. Lui si ricorda tutto, le persone, l'ospedale, gli odori e soprattutto il dolore; un dolore lancinante nella parte alta della pancia, quasi sul petto. Mi ha raccontato che si svegliava di notte, anche se in realtà non dormiva più di mezz'ora, urlando per il male e che ogni volta sua mamma chiamava un medico per sentirsi dire le stesse identiche parole del primo giorno. Dopo dieci giorni in questo stato, senza aver più introdotto un grammo di cibo, le sue condizioni peggiorano e ha un crollo. Decidono finalmente di fare qualche controllo e scoprono che nella sua pancia c'è un casino incredibile; il 21 dicembre lo operano d'urgenza, resta in sala operatoria 4 ore mentre sua mamma fuori è svenuta ed è pronta al peggio. I medici ogni tanto escono per aggiornarla ma le notizie non sono mai troppo buone, forse bisogna tagliare un pezzo di intestino conciato troppo male per continuare a stare lì. A volte però si è giovani e si ha troppa voglia di vivere, quindi si resiste. Si resiste a sei medici che muovono velocemente le mani dentro di te, si resiste a tutto lo schifo infetto che tu stesso hai generato, si resiste a un mese di ospedale, si resiste al dolore. Si resiste e si esce dalla sala operatoria con mille tubi in ogni parte del tuo corpo, ma si esce. E poi si ritorna a stare bene, un po' alla volta, in modo da potersi gustare ogni minimo miglioramento.
L'8 gennaio Loris è stato dimesso, non ha più avuto problemi e tutto è proseguito tranquillo.
Io per fortuna non sono mai stata né operata né ricoverata quindi non posso nemmeno immaginare cosa voglia dire stare un mese in ospedale, per di più a Natale. Non posso nemmeno immaginare cosa voglia dire essere una mamma che aspetta solo di poter parlare con un medico, che passa notte e giorno in una stanza grigia per poter stare con il suo bambino, come se anche lei fosse ricoverata.
So solo che chi mi ha raccontato questa cosa non ha dimenticato un solo minuto di quei giorni, forse qualcosa vorrà dire.
Era la sera del 9 dicembre del 1998, lui aveva 12 anni ed ha iniziato a star male. Vomitava un po', nulla di che se non il fastidio del doversi alzare e infilare la testa nel water. Al terzo viaggio camera da letto-bagno il cibo nella sua pancia è finito e la cosa si è fatta un po' più seria. Al sesto viaggio i suoi genitori hanno deciso di portarlo in pronto soccorso e il mattino successivo il nostro ragazzo è stato portato in sala operatoria. Causa del tutto un' appendicite perforata gangrenosa diffusa in peritonite, detta anche appendice esplosa con infezioni e schifo diffusi un po' ovunque. Esce dalla sala operatoria e viene ricoverato, lui sta male ma i medici continuano a dire che è una normale conseguenza dell'operazione. Mi ha raccontato di quanto quei giorni fossero stati orribili, forse i peggiori della sua vita. Lui si ricorda tutto, le persone, l'ospedale, gli odori e soprattutto il dolore; un dolore lancinante nella parte alta della pancia, quasi sul petto. Mi ha raccontato che si svegliava di notte, anche se in realtà non dormiva più di mezz'ora, urlando per il male e che ogni volta sua mamma chiamava un medico per sentirsi dire le stesse identiche parole del primo giorno. Dopo dieci giorni in questo stato, senza aver più introdotto un grammo di cibo, le sue condizioni peggiorano e ha un crollo. Decidono finalmente di fare qualche controllo e scoprono che nella sua pancia c'è un casino incredibile; il 21 dicembre lo operano d'urgenza, resta in sala operatoria 4 ore mentre sua mamma fuori è svenuta ed è pronta al peggio. I medici ogni tanto escono per aggiornarla ma le notizie non sono mai troppo buone, forse bisogna tagliare un pezzo di intestino conciato troppo male per continuare a stare lì. A volte però si è giovani e si ha troppa voglia di vivere, quindi si resiste. Si resiste a sei medici che muovono velocemente le mani dentro di te, si resiste a tutto lo schifo infetto che tu stesso hai generato, si resiste a un mese di ospedale, si resiste al dolore. Si resiste e si esce dalla sala operatoria con mille tubi in ogni parte del tuo corpo, ma si esce. E poi si ritorna a stare bene, un po' alla volta, in modo da potersi gustare ogni minimo miglioramento.
L'8 gennaio Loris è stato dimesso, non ha più avuto problemi e tutto è proseguito tranquillo.
Io per fortuna non sono mai stata né operata né ricoverata quindi non posso nemmeno immaginare cosa voglia dire stare un mese in ospedale, per di più a Natale. Non posso nemmeno immaginare cosa voglia dire essere una mamma che aspetta solo di poter parlare con un medico, che passa notte e giorno in una stanza grigia per poter stare con il suo bambino, come se anche lei fosse ricoverata.
So solo che chi mi ha raccontato questa cosa non ha dimenticato un solo minuto di quei giorni, forse qualcosa vorrà dire.
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martedì 10 marzo 2009
Diario di bordo
Quando la sera mi sto per addormentare mi viene da usare questo mio ( anzi, nostro) blog come diario di bordo delle mie giornate. Voi potrete pensare che palle, invece a me piace l'idea di avere le mie cose conservate per sempre in una realtà virtuale, che infondo non esiste; mi piace pensare che siano sospese nell'aria e che chiunque, digitando qualche lettera sulla tastiera del suo computer, può "risucchiarle" sul suo schermo e farle per un po' sue.
Le mie settimane si stanno concentrando decisamente più a Pavia che a Padova, il tirocinio va avanti, sto imparando un po' di cose ma c'è anche qualcosa che mi ha fatto un po' storgere il naso. A essere sincera non mi ricordavo bene come fosse vivere a Pavia la maggior parte della settimana, svegliarmi il mattino con mia mamma, tornare a casa dopo una giornata non leggerissima e trovare mia mamma... non ero proprio più abituata e diciamo che un po' ne sto risentendo. Sono nervosa e di cattivo umore come da tempo non mi capitava di essere, forse ho anche un po' di febbre che è dovuta allo stress, insomma sono da buttare via!
E' qualche giorno che sono un po' spaventata da tutto quello che mi potrà succedere, dal futuro che mi aspetta. Devo dire che anche questo è un po' strano perché non mi sono mai preoccupata dell'avvenire se non in termine di qualche ora.
Le mie settimane si stanno concentrando decisamente più a Pavia che a Padova, il tirocinio va avanti, sto imparando un po' di cose ma c'è anche qualcosa che mi ha fatto un po' storgere il naso. A essere sincera non mi ricordavo bene come fosse vivere a Pavia la maggior parte della settimana, svegliarmi il mattino con mia mamma, tornare a casa dopo una giornata non leggerissima e trovare mia mamma... non ero proprio più abituata e diciamo che un po' ne sto risentendo. Sono nervosa e di cattivo umore come da tempo non mi capitava di essere, forse ho anche un po' di febbre che è dovuta allo stress, insomma sono da buttare via!
E' qualche giorno che sono un po' spaventata da tutto quello che mi potrà succedere, dal futuro che mi aspetta. Devo dire che anche questo è un po' strano perché non mi sono mai preoccupata dell'avvenire se non in termine di qualche ora.
...forse sono solo i cambiamenti, forse sono solo mie paranoie, forse... forse... per il momento ho bisogno di un po' di energia.
La mia canzone mi aspetta, buonanotte.
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