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mercoledì 16 marzo 2011
giovedì 6 gennaio 2011
La storia di Anna
Quella di oggi è la storia di Anna, una ragazza di 22 anni.
Questo è quello che mi ha scritto prima di iniziare il suo racconto: "Quello che vorrei raccontare è un pezzetto della mia storia. Non è un pezzetto felice, quindi cercherò di scrivere con tatto e, spero, con una certa delicatezza, nel rispetto mio e di chi mi leggerà. Lo affido alla mia amica Maddy, sperando possa piacerle."
Questa storia è un po' anche la mia storia, parla di genitori che divorziano e figli che non capiscono, o che forse non vogliono capire. Anna aveva 10 anni, stava finendo le elementari e iniziando le medie. Io avevo solo 2 o 3 anni. Forse però a 10 anni è peggio perché non sei più piccola ma non sei nemmeno grande, diciamo che capisci quello che sta succedendo ma non capisci il perché. Un bel giorno tra le mura di casa tua le cose iniziano a non funzionare più: tua mamma piange, tuo papà cerca un'altra casa, tuo fratello maggiore è arrabbiato, tua sorella è troppo piccola per rendersene conto. Tu hai solo 10 anni e le cose ti travolgono, così, da un momento all'altro. I tuoi genitori non riescono nemmeno a condividere la stessa stanza e tu vorresti giocare con entrambi. Non capisci bene quello che sta succedendo e cerchi qualche punto di riferimento, qualche certezza ma non c'è niente di tutto questo.
Oggi che hai 22 anni riconosci che infondo è stato meglio così, che non ha senso portare avanti una famiglia che non è più fatta per stare insieme. Hai capito che con gli anni le cose un po' si sistemano, a volte capita, basta far passare del tempo e come per magia i tuoi genitori riniziano a salutarsi, si fanno gli auguri di Natale e addirittura ci si trova a scherzare tutti insieme. Tutto questo ti fa piacere, "è come essere baciati in viso dal sole", ovvio, ma non è abbastanza per chiudere quella ferita che 12 anni fa si è aperta. Tu oggi ti fai ancora influenzare da quello che è successo, hai paura e hai paura per la tua vita, la tua futura famiglia e il tuo amore. Ogni volta che ti innamori ti accorgi di fare una fatica incredibile a fidarti, a permetterti di pensare che voi siete speciali, hai un'incredibile paura che possa succedere anche a te. Hai paura anche pensando che tua sorella non sa nemmeno cosa vuol dire vivere con un padre e una madre, tu non vuoi che questo succeda a qualcun' altro.
Nonostante la sua ferita Anna oggi ha ritrovato le sue coordinate, il tempo l'ha aiutata e il rapporto migliore dei suoi genitori anche; sa che nonostante tutto è stata ed è amata, in modo un po' particolare ma lo è stata. Tutto questo le ha creato una ferita profonda che l'ha resa più debole, ma le anche ha anche insegnato a guarire, almeno in parte, e questo l'ha resa più forte.
Io tutto questo riesco a capirlo bene, fin troppo bene. Mi piacerebbe non capirlo ma è andata così anche a me e le paure di Anna sono anche le mie.
Questo è quello che mi ha scritto prima di iniziare il suo racconto: "Quello che vorrei raccontare è un pezzetto della mia storia. Non è un pezzetto felice, quindi cercherò di scrivere con tatto e, spero, con una certa delicatezza, nel rispetto mio e di chi mi leggerà. Lo affido alla mia amica Maddy, sperando possa piacerle."
Questa storia è un po' anche la mia storia, parla di genitori che divorziano e figli che non capiscono, o che forse non vogliono capire. Anna aveva 10 anni, stava finendo le elementari e iniziando le medie. Io avevo solo 2 o 3 anni. Forse però a 10 anni è peggio perché non sei più piccola ma non sei nemmeno grande, diciamo che capisci quello che sta succedendo ma non capisci il perché. Un bel giorno tra le mura di casa tua le cose iniziano a non funzionare più: tua mamma piange, tuo papà cerca un'altra casa, tuo fratello maggiore è arrabbiato, tua sorella è troppo piccola per rendersene conto. Tu hai solo 10 anni e le cose ti travolgono, così, da un momento all'altro. I tuoi genitori non riescono nemmeno a condividere la stessa stanza e tu vorresti giocare con entrambi. Non capisci bene quello che sta succedendo e cerchi qualche punto di riferimento, qualche certezza ma non c'è niente di tutto questo.
Oggi che hai 22 anni riconosci che infondo è stato meglio così, che non ha senso portare avanti una famiglia che non è più fatta per stare insieme. Hai capito che con gli anni le cose un po' si sistemano, a volte capita, basta far passare del tempo e come per magia i tuoi genitori riniziano a salutarsi, si fanno gli auguri di Natale e addirittura ci si trova a scherzare tutti insieme. Tutto questo ti fa piacere, "è come essere baciati in viso dal sole", ovvio, ma non è abbastanza per chiudere quella ferita che 12 anni fa si è aperta. Tu oggi ti fai ancora influenzare da quello che è successo, hai paura e hai paura per la tua vita, la tua futura famiglia e il tuo amore. Ogni volta che ti innamori ti accorgi di fare una fatica incredibile a fidarti, a permetterti di pensare che voi siete speciali, hai un'incredibile paura che possa succedere anche a te. Hai paura anche pensando che tua sorella non sa nemmeno cosa vuol dire vivere con un padre e una madre, tu non vuoi che questo succeda a qualcun' altro.
Nonostante la sua ferita Anna oggi ha ritrovato le sue coordinate, il tempo l'ha aiutata e il rapporto migliore dei suoi genitori anche; sa che nonostante tutto è stata ed è amata, in modo un po' particolare ma lo è stata. Tutto questo le ha creato una ferita profonda che l'ha resa più debole, ma le anche ha anche insegnato a guarire, almeno in parte, e questo l'ha resa più forte.
Io tutto questo riesco a capirlo bene, fin troppo bene. Mi piacerebbe non capirlo ma è andata così anche a me e le paure di Anna sono anche le mie.
mercoledì 3 novembre 2010
Tema in classe: come mi immagino da grande?
Mi chiamo Maddalena, ho 12 anni e faccio la prima media. Vivo con mia mamma e con un coniglio nano bianco di nome Tommy. Una volta a settimana vado a nuotare e ogni tanto passo il fine settimana con mio papà. Mia mamma lavora in uno studio dentistico mentre mio papà è un maestro di tennis. Io non so esattamente cosa mi piacerebbe fare da grande; mi piacciono tanto gli animali e quindi non mi dispiacerebbe avere a che fare con loro. Di sicuro so che da grande voglio una famiglia numerosissima, tipo quelle che si vedono nelle pubblicità del mulino bianco. Voglio avere almeno tre figli e tre gatti. Non mi dispiacerebbe avere anche un cane, ma mi rendo conto che da curare è un po’ difficile. Quando sarò grande mi piacerebbe che i miei genitori tornassero insieme, o che almeno andassero d’accordo. Voglio andare in vacanza con la mamma e con il papà come fanno tutti gli altri bambini. Voglio anche girare per tutto il mondo e scoprire ogni angolo nascosto. Voglio giocare a basket e andare all’università. Da grande voglio una vita piena di amore e di felicità, voglio vedere le persone sorridere e volersi bene. Da grande voglio sposarmi con un bellissimo uomo che mi ami per sempre e che ami gli animali come me. Da grande non voglio fare un lavoro troppo difficile e faticoso perché voglio godermi la vita e stare il maggior tempo possibile con i miei figli. Voglio imparare a cucinare così quando mio marito tornerà stanco dal lavoro io gli preparerò delle ottime cenette. Le mie figlie si chiameranno Rebecca e Matilde, i maschi invece non lo so, forse Gabriele. Da grande avrò una casa grandissima così possiamo stare tutti insieme ma c’è anche lo spazio per restare un po’ da soli e tranquilli. Da grande voglio stare bene, essere felice ed essere un’ottima mamma.
Oggi il nostro Blog accoglierà (con gioia!) il visitatore numero 30000. Grazie a tutti! :)
mercoledì 13 ottobre 2010
QUADRETTO FAMIGLIARE
Tg delle 8.
Vecchietto con cappello da alpino intervistato dal giornalista.
Mia mamma “Guarda che carino!!!”
Mio padre “Chi è? Cossiga?”
Io “Papà, Cossiga è morto. Quello è il Papa."
mercoledì 15 settembre 2010
Ridiamoci sopra!
Ieri mattina siamo andati al cimitero per mettere nella cappella di famiglia l'urna con le ceneri del nonno. I muratori o gli omini del cimitero, chiamateli come volete, hanno alzato il lastrone che c'era a terra e hanno infilato dentro una scala. Il signor Mutti, il signore delle pompe funebri che mia nonna ha definito "di famiglia" (!), è sceso, si è guardato un po' intorno ed è ritornato in terra tra i vivi. Dopo essersi sistemato i pantaloni ci guarda con aria un po' preoccupata e annuncia:
" qui c'è posto ancora solo per due!"
Noi ridiamoci sopra!
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