Visualizzazione post con etichetta pioggia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pioggia. Mostra tutti i post

lunedì 27 giugno 2011

Le previsioni del tempo

Non guardo mai le previsioni del tempo, quasi mi infastidiscono. Che poi, se ci fate caso, ormai non le fanno quasi più: capita di guardare il telegiornale all'ora di pranzo e sentire le previsioni per il giorno stesso. Ma scusa, sono capace anch'io così: c'è il sole, probabilmente verso sera diminuiranno l'illuminazione e la temperatura, umidità nella Pianura Padana... Bah.
Ma poi non è quello il problema. Il problema è che delle previsioni del tempo non me ne frega proprio niente. Mi fanno un po' sorridere quelli che le guardano, e poi commentano e pensa che avevano dato pioggia per oggi, oppure dicono l'avevano detto che ci sarebbe stato nuvoloso oggi! E in entrambi i casi senti proprio la soddisfazione nella loro voce: in un caso, per essere stati testimoni, quasi complici, di una piccola profezia avveratasi, nell'altro caso per aver come "smascherato" il colonnello Giuliacci o chi per lui. 
C'è chi si sveglia la mattina e non guarda neanche fuori dalla finestra: la sera prima ha sentito che deve piovere, e allora esce di casa vestita da pioggia. Non scherzo, nè: questa gente esiste davvero! 
Io, invece, quando anche solo sento la musichetta che preannuncia il meteo, cerco di cambiare canale. Per l'estremo dolore di mia mamma, che se ci fosse un'interferenza e trasmettessero il tg regionale della Sicilia al posto di quello della Lombardia, andrebbe in giro dodici mesi in maglietta. Un amico dei miei genitori, addirittura, ha una fede innata nella metereologia: qualcosa di più inspiegabile della trinità di Dio o della relatività di Einstein; non è raro vederlo scrutare il cielo, poi abbassare gli occhi all'orologio, poi alzare di nuovo la testa e dire: tra le 12 e le 12.10 hanno dato pioggia, sarà meglio tornare a casa. 

Per quel che mi riguarda, se c'è il sole son contento. Se piove, piove. Ma se è estate son contento anche se piove!

giovedì 17 marzo 2011

Il peggior clima del mondo

Viviamo nel luogo con il peggior clima del mondo. Intendo Pavia, ma non solo: non è che a Milano sia diverso. 
Io sono fortemente metereopatico: quando c'è il sole mi sveglio la mattina pieno di energie anche se ho dormito poco, e la sera sono ancora attivo e di buon umore.
Quando piove, ma soprattutto quando manca la luce, come in questi giorni, non riesco a fare niente. Mi sveglio, e sono già stanco. Guardo fuori dalla finestra e mi girano le palle. Cerco addirittura di accendere più luci possibili in casa, ma a stare al chiuso mi si chiudono gli occhi. E mi viene solo voglia di dormire.

Oggi mi sono prefissato di iniziare a lavorare seriamente alla mia tesi. Non di iniziare a "scriverla", purtroppo. Per quello mi servirà ancora un po' di tempo. Devo almeno capire di che cosa parlerà. Per ora ho un titolo (approssimativo), ma capisco a mala pena a che cosa si riferisca. 
Quindi sto leggendo materiale a caso per inquadrare un  po' l'argomento. Avevo iniziato a farmi una vaga idea, ma tre settimane di Spagna mi hanno ripulito il cervello. Adesso ci riproviamo.
Buon lavoro.

martedì 16 novembre 2010

Pioggia e capelli ricci

Oggi piove, piove, piove. In realtà sono un po' di giorni che piove. Io non riesco bene a capire cosa succede in città quando inizia a piovere, sembra che tutti improvvisamente impazziscano. Si formano code, si sentono clacson, tutti iniziano a correre. Ma fa così paura bagnarsi un pochino? Non mi piacciono le giornate in cui piove, preferisco quelle belle giornate azzurre, però la pioggia in sé non mi dispiace. Mi piace quando è leggera e ti accarezza appena appena la faccia. Mi piace il temporale quando sono a letto, magari davanti a un film e non da sola. Mi piace quando d'estate arrivano gli acquazzoni che durano dieci minuti e poi di nuovo sole. Quando piove, è vero, ci si bagna e capisco che possa essere fastidioso. Tutte le ragazze con i capelli lisci hanno il terrore della pioggia: potrebbero arricciarsi. Io, che ho i capelli ricci che più ricci non si può, non ho mai capito cosa ci sarà poi di così tragico nel non avere un liscio perfetto. Anche alla televisione continuano a fare pubblicità per combattere questo mostro tremendo che sono i capelli ricci, mha. Ok, non sono proprio comodi ed eleganti, ma sono belli, non bisogna pettinarli, non devi andare dal parrucchiere una volta al mese. Sarà anche perché ho i capelli ricci che la pioggia non mi spaventa. Non uso ombrelli e mi accontento del cappuccio della felpa. Sì, arrivo a casa fradicia ma mi lancio subito nella doccia bollente.
Fuori continua a piovere, voi mettetevi degli stivali di gomma e andate a giocare nelle pozzanghere.

giovedì 14 ottobre 2010

Tutta mia la città

Oggi mia mamma ha la febbre, forse la bronchite, insomma non sta bene. Così oggi sono andata in giro io a fare un po' di commissioni. Ho parcheggiato la macchina in un viale alberato e ho iniziato la mia camminata. Oggi è una di quelle giornate autunnali stupende, il cielo è azzurrissimo, c'è il sole e una temperatura ottimale. Io sono andata in facoltà, ho fatto da cavia per un esperimento e ho iniziato le commissioni. In un paio di jeans stretti, una felpa un po' troppo grande e nelle mie scarpe bianche rosa e gialle attraversavo le vie della mia città, mi guardavo intorno, camminavo con calma. Stavo bene, davvero bene. Il vento muoveva i miei capelli sciolti e per oggi lisci. L'i-pod nelle orecchie passava dai Pearl jam a Venditti, dai Radiohead a De Gregori, da Gigi d'Agostino ai Sex Pistols. In mano avevo una lattina di Sprite che di tanto in tanto sorseggiavo. Avevo l'impressione di camminare sospesa da terra, avevo l'impressione che la città fosse tutta mia, avevo l'impressione di poter fare quello che volevo. A voi magari sembrerà stupido essere in giro per la città che vedi tutti i giorni ed esserne sorpresa. Forse a furia di fare tutto di volata, pensando solo dove dobbiamo andare e non guardando quello che attraversiamo, ci perdiamo la possibilità di goderci questi attimi felici. In una giornata no, mentre siete di corsa tra le macchine, magari sotto la pioggia, provate a rallentare un attimo, a isolarvi con gli auricolari e a sorridere anche se non c'è nessun motivo per farlo, vi sentirete al volo più belli, più felici e più rilassati... in fondo la pioggia vi sta solo accarezzando le guance.

mercoledì 8 settembre 2010

Ciao nonno

Mio nonno è morto alle 5 e mezza di un piovoso giorno di settembre. Dopo tre giorni di sofferenze è morto nel sonno: a un certo punto stop, il suo cuore ha smesso di battere e l'aria ha smesso di riempire i suoi polmoni.
Dopo gli ultimi sprazzi estivi il cielo annunciava l'arrivo imminente dell'autunno. Sono arrivata nella sua stanza, ho chiesto permesso e mi hanno che detto che sì, se me la sentivo potevo entrare. Lui era lì, fermo immobile su un letto, nelle mani di un' infermiera che lo "preparava". Io l'ho guardato. Ho guardato soprattutto la sua pancia e il suo torace, li ho fissati per un minuto intero nell'attesa che iniziassero ad andare su e giù. Niente. Immobili. Nei giorni prima, quando dormiva 18 ore di seguito, mi capitava spesso di andare a controllarlo e, per capire se era ancora vivo, aspettavo quel movimento della pancia che, lento e affaticato, c'era. Questa volta niente, niente, niente. Sono uscita e sono andata a fumarmi una sigaretta. Inutile dire che la pioggia si confondeva sul mio viso con le lacrime.
Sono tornata a casa e ho preparato i vestiti da mettergli: bello, elegante e semplice, come era sempre stato. Poi ci siamo sedute a tavola noi quattro donne, abbiamo mangiato pane e prosciutto e bevuto vino bianco: siamo riuscite a rendere l'atmosfera più leggera e giocosa. Kessy, il cane di mia zia, ci gironzolava attorno aspettando qualcuno che la portasse in cortile a giocare. Dopo cena abbiamo tranquillizzato un po' la nonna, le abbiamo fatto prendere 6 gocce di lexotan e l'abbiamo fatta andare a letto.
Quella notte il cielo lanciava fulmini che illuminavano a giorno e a ogni tuono tremavano le finestre: sembrava che ci fosse una guerra. Io a ogni boato facevo un salto nel letto, mi svegliavo e cercavo di non pensare troppo. E così, il giorno in cui è morto mio nonno, il temporale ha costretto tutta la città a rimanere un po' sveglia, forse per farmi compagnia.
Ciao nonno.