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mercoledì 13 aprile 2011

Voglia di finire

Forse la verità è che non ho voglia di finire, che ho sempre fatto tutto con troppa fretta e senza nemmeno pensarci e ora che sono a un passo dalla fine sto rallentando. Già forse la verità è proprio questa: ho sempre avuto fretta di finire, ho sempre avuto fretta perché volevo la maggior quantità di tempo libero possibile. Ora mi manca un esame e la tesi, non è tanto, basterebbe impegnarsi un attimo e il gioco è fatto. Invece no, io sto mollando la spugna e sto rallentando. Non mi sono fermata di botto, no, sto solo scalando le marce, una alla volta. Sento che ho voglia di tempo e di lentezza, solo questo. Ho voglia  di prendere una bella boccata d'aria e pensare, con calma. 
Forse la verità è che non ho voglia di finire perché dopo c'è un salto nel vuoto che non mi sono ancora preparata ad affrontare perché non ho idea di quello che ci potrebbe essere al di là di questo vuoto.
Dovrò prendere delle decisioni e il mio cervello non mi sta aiutando. Negli ultimi tre giorni ho pensato che potrei fare queste cose (a titolo informativo avrò una laurea in psicologia): andare in Spagna a fare volontariato nei canili, provare a fare il tirocinio in carcere, iscrivermi a una scuola di giornalismo, andare in Australia ad aiutare i koala in estinzione, iscrivermi a veterinaria, imparare a fare qualcosa di manuale tipo orecchini, collane o cose simili, prendermi un anno sabbatico e girare il mondo, impegnarmi e muovermi a fare l'esame di stato e poi si vedrà, andare a fare la donna delle pulizie, la dog sitter o iniziare a scrivere un libro.
E' chiaro, sono confusa ma mi va bene così. Non ho voglia di programmi a lungo termine e prendere ora delle decisioni per il futuro mi spaventa e basta, perché io voglio che "potrebbe essere qualsiasi cosa", voglio lasciarmi tutte le porte aperte. Per il momento resto qui, in attesa di riuscire a inserire di nuovo la quarta.

giovedì 6 gennaio 2011

La storia di Anna

Quella di oggi è la storia di Anna, una ragazza di 22 anni.
Questo è quello che mi ha scritto prima di iniziare il suo racconto: "Quello che vorrei raccontare è un pezzetto della mia storia. Non è un pezzetto felice, quindi cercherò di scrivere con tatto e, spero, con una certa delicatezza, nel rispetto mio e di chi mi leggerà. Lo affido alla mia amica Maddy, sperando possa piacerle."
Questa storia è un po' anche la mia storia, parla di genitori che divorziano e figli che non capiscono, o che forse non vogliono capire. Anna aveva 10 anni, stava finendo le elementari e iniziando le medie. Io avevo solo 2 o 3 anni. Forse però a 10 anni è peggio perché non sei più piccola ma non sei nemmeno grande, diciamo che capisci quello che sta succedendo ma non capisci il perché. Un bel giorno tra le mura di casa tua le cose iniziano a non funzionare più: tua mamma piange, tuo papà cerca un'altra casa, tuo fratello maggiore è arrabbiato, tua sorella è troppo piccola per rendersene conto. Tu hai solo 10 anni e le cose ti travolgono, così, da un momento all'altro. I tuoi genitori non riescono nemmeno a condividere la stessa stanza e tu vorresti giocare con entrambi. Non capisci bene quello che sta succedendo e cerchi qualche punto di riferimento, qualche certezza ma non c'è niente di tutto questo.
Oggi che hai 22 anni riconosci che infondo è stato meglio così, che non ha senso portare avanti una famiglia che non è più fatta per stare insieme. Hai capito che con gli anni le cose un po' si sistemano, a volte capita, basta far passare del tempo e come per magia i tuoi genitori riniziano a salutarsi, si fanno gli auguri di Natale e addirittura ci si trova a scherzare tutti insieme. Tutto questo ti fa piacere, "è come essere baciati in viso dal sole", ovvio, ma non è abbastanza per chiudere quella ferita che 12 anni fa si è aperta. Tu oggi ti fai ancora influenzare da quello che è successo, hai paura e hai paura per la tua vita, la tua futura famiglia e il tuo amore. Ogni volta che ti innamori ti accorgi di fare una fatica incredibile a fidarti, a permetterti di pensare che voi siete speciali, hai un'incredibile paura che possa succedere anche a te. Hai paura anche pensando che tua sorella non sa nemmeno cosa vuol dire vivere con un padre e una madre, tu non vuoi che questo succeda a qualcun' altro.
Nonostante la sua ferita Anna oggi ha ritrovato le sue coordinate, il tempo l'ha aiutata e il rapporto migliore dei suoi genitori anche; sa che nonostante tutto è stata ed è amata, in modo un po' particolare ma lo è stata. Tutto questo le ha creato una ferita profonda che l'ha resa più debole, ma le anche ha anche insegnato a guarire, almeno in parte, e questo l'ha resa più forte.
Io tutto questo riesco a capirlo bene, fin troppo bene. Mi piacerebbe non capirlo ma è andata così anche a me e le paure di Anna sono anche le mie.

domenica 15 febbraio 2009

Anch'io ho paura (dell'amore)

Ebbene sì, anch'io ho tante paure, soprattutto tante paure stupide, tante paure infondate. La maggior parte di queste paure riguardano il mondo dell'amore. Non è l'amore a farmi paura ma tutto quello a cui porta. L'amore è l'essenza della vita e in quanto tale è anche in grado di distruggerla. Nella propria esistenza una persona, secondo me, può Amare due o tre volte, non di più. Ogni volta che si ama è diversa dalla precedente, cambia l'età, cambia la situazione ma non è detto che crescendo si ami in modo più maturo, più serio. E' così bello vedere coppie di cinquantenni amarsi come se fosse sempre il loro primo mese di relazione, prendersi ancora in giro, essere ancora in "fase promozionale", essere ancora affascinati l'uno dall'altra. Questo, che mi piace moltissimo, mi spaventa anche. Ho paura di coppie di ventenni che dopo un anno non sanno più cosa dirsi, che dicono di amarsi ma che appena possono imboccano un'altra strada. Mi fa paura la mancanza di comunicazione, la fine della "fase promozionale", l'abitudine, lo smettere di avere attenzioni reciproche, il preferire far altro, la gelosia, soprattutto quello che porta alla gelosia. Mi fanno paura le persone che cercano, tacitamente o meno, ti entrare nella storia di qualcun altro e di rovinarla, mi fa paura l'indifferenza e il menefreghismo. Mi fa paura la perdita di qualcosa di importante, il non poter tornare indietro, mi fa paura la fine dell'amore.
Forse sono la solita e banale ragazza ventenne che crede nel romanticismo e che ha guardato troppi film di Moccia, forse da piccola mi hanno letto troppe favole, forse sono solo un'illusa, forse non lo so...
Quello che però so è che proprio quegli stupidi film di Moccia, anche alla ventesima volta, mi fanno emozionare e sperare in una vita piena di amore, di quello vero, di quello che ti fa sognare, di quello che non ti delude mai...