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martedì 3 maggio 2011

Anche oggi non ho fatto un cazzo

Un po' che c'era gente a pranzo a casa mia, un po' che non ho voglia di mio, un po' che c'è il sole e io col sole a studiare proprio non ce la faccio. Morale, neanche oggi ho fatto niente. Domani lavoro, dopodomani vado in gita, venerdì sarò stanco... Si preannuncia un'altra settimana produttiva. Il mio far niente è solo di tanto in tanto interrotto da trovate geniali che mi permettono di aggiungere una riga alla mia tesi, o da interminabili ricerche di un posto di lavoro per quando (se mai) mi sarò laureato. Che poi in realtà fin'ora ho fatto un colloquio per uno stage e mi avevano anche preso, ma io niente. Poi ho inviato qualche c.v. a caso e qualcuno mi ha anche risposto: si vedrà, ma in realtà non ho la minima fretta. L'obiettivo rimane quello di andare a fare la selezione del personale per i negozi Abercrombie. In più, sono combattuto tra la paura di finire nelle statistiche dell'ISTAT sulla disoccupazione e la voglia di fare 7/8 anni di vacanza prima di iniziare a lavorare.
Nel frattempo è morto Bin Laden e a me sembra che non cambi niente nel mondo, ma i giornali ci fanno i titoloni come se fosse finita la guerra mondiale: e invece la guerra mondiale ce la siamo inventati noi e quindi spetta a noi inventarci anche la fine. 

Per aiutare il vostro blogger preferito, richiedete questo posto di lavoro, al momento ancora vagante. Ma fate in fretta: le selezioni inizieranno a breve!

P.s.: quanto è trash questa pubblicità in alto a destra? Mamma mia...

mercoledì 13 aprile 2011

Voglia di finire

Forse la verità è che non ho voglia di finire, che ho sempre fatto tutto con troppa fretta e senza nemmeno pensarci e ora che sono a un passo dalla fine sto rallentando. Già forse la verità è proprio questa: ho sempre avuto fretta di finire, ho sempre avuto fretta perché volevo la maggior quantità di tempo libero possibile. Ora mi manca un esame e la tesi, non è tanto, basterebbe impegnarsi un attimo e il gioco è fatto. Invece no, io sto mollando la spugna e sto rallentando. Non mi sono fermata di botto, no, sto solo scalando le marce, una alla volta. Sento che ho voglia di tempo e di lentezza, solo questo. Ho voglia  di prendere una bella boccata d'aria e pensare, con calma. 
Forse la verità è che non ho voglia di finire perché dopo c'è un salto nel vuoto che non mi sono ancora preparata ad affrontare perché non ho idea di quello che ci potrebbe essere al di là di questo vuoto.
Dovrò prendere delle decisioni e il mio cervello non mi sta aiutando. Negli ultimi tre giorni ho pensato che potrei fare queste cose (a titolo informativo avrò una laurea in psicologia): andare in Spagna a fare volontariato nei canili, provare a fare il tirocinio in carcere, iscrivermi a una scuola di giornalismo, andare in Australia ad aiutare i koala in estinzione, iscrivermi a veterinaria, imparare a fare qualcosa di manuale tipo orecchini, collane o cose simili, prendermi un anno sabbatico e girare il mondo, impegnarmi e muovermi a fare l'esame di stato e poi si vedrà, andare a fare la donna delle pulizie, la dog sitter o iniziare a scrivere un libro.
E' chiaro, sono confusa ma mi va bene così. Non ho voglia di programmi a lungo termine e prendere ora delle decisioni per il futuro mi spaventa e basta, perché io voglio che "potrebbe essere qualsiasi cosa", voglio lasciarmi tutte le porte aperte. Per il momento resto qui, in attesa di riuscire a inserire di nuovo la quarta.

martedì 22 febbraio 2011

Sto invecchiando

 Ci sono un po' di cose che mi fanno capire che sto invecchiando, già, anche a 23 anni si è un po' vecchi, ad esempio si è più vecchi di quelli che ne hanno 15, 18, 20... Nella mia squadra di pallavolo siamo 3 o 4 vecchie e 8 o 9 giovani, ovvero 3 o 4 universitarie e 8 o 9 liceali. Negli spogliatoi la differenza è abissale. Io metto la canottiera, loro no, loro hanno al pancia fuori anche a dicembre. Io metto i calzettoni a righe tirati su fino al ginocchio, loro hanno micro calzine che non arrivano nemmeno alla caviglia. Io metto le così dette mutande normali, loro mettono perizomi invisibili anche per andare a letto da sole. Io per allenarmi metto magliettoni enormi, loro magliette aderenti magari con sotto un push up. Sto invecchiando anche perché non sono più in grado di fare una serata senza avere il giorno dopo libero, e non sono nemmeno sicura che mi basti per riprendermi. Quando ero giovane ero capace di dormire due ore per notte e poi essere pimpante e fresca come una rosa. Ora no, non se ne parla neanche. Ora se esco di casa con i capelli bagnati mi viene il torcicollo (continuo a farlo per convincermi di essere ancora giovane), prima potevo farlo in qualsiasi stagione. Ora arrivo alla sera stanca. Ora mi addormento a metà di ogni film, prima potevo guardarne due di seguito. Prima soppravvivevo senza sonnellini pomeridiano, ora non più.
Mi rendo conto che sto invecchiando soprattutto perché, se tutto va come deve andare, a luglio sarò laureata, di nuovo, questa volta definitivamente. Da quel momento secondo me, quel poco di vitalità e di gioventù che resta nella mia vita svanisce. Non avrò più tempo e questo mi spaventa. Io ora se voglio andare via tre giorni posso, non ho nessun vero vincolo e questo mi piace. Appena metterò piede nel fantomatico mondo del lavoro saranno gli altri a gestire il mio tempo. Ecco questo mi fa sentire vecchia. Nel mondo del lavoro magari sarò io la più giovane e allora per far storgere il naso a quelle vecchie davvero metterò magliette aderenti  e lascerò uscire dai pantaloni microscopici perizomi.

venerdì 18 febbraio 2011

Solo per dire che...

Solo per dire che, come mi sentivo e come avevo accennato, il colloquio dell'altro giorno era andato bene: cioè, questi signori, anzi in particolare questa signorina, quella carina di cui sopra, mi ha chiamato questa mattina per dirmi che effettivamente sono interessati a me, e per chiedermi se sono disponibile a cominciare a lavorare da aprile. Lavorare... per la precisione sarebbe uno stage, più o meno pagato (poco). In ogni caso, ho chiesto due giorni di tempo.
Più per formulare una motivazione al mio rifiuto piuttosto che per pensarci davvero. 
Non so, forse è un po' da sprezzanti del pericolo buttare via un'opportunità, soprattutto in questo periodo di crisi, senza più mezze stagioni, con l'euro che tutto adesso costa il doppio e con i vecchi che non saltan più i fossi per il lungo.

Boh, si accettano consigli. Fino a lunedì.

martedì 15 febbraio 2011

IL COLLOQUIO DI LAVORO

Oggi sono andato a fare quel colloquio di cui sopra. Mi sono svegliato per tempo, mi sono preparato con calma, non mi sono fatto la barba e un'oretta abbondante prima dell'appuntamento (a Milano) la Maddy è passata da casa mia e siamo partiti. Il navigatore (inguaribile ottimista) prevedeva l'arrivo in una mezz'ora scarsa, invece sono arrivato appena appena in tempo. Di cattivo umore, tra l'altro, perché andare in macchina con la pioggia è una delle cose che più detesto. 
Al di là del traffico, durante il viaggio va segnalato un piccolo episodio: a pochi chilometri dall'arrivo, sento un irresistibile impulso pruriginoso alla fronte. Mi gratto, e mi viene via una piccola crosticina giusto in mezzo agli occhi, un po' più sopra. Perdo un litro di sangue, trasformo un fazzoletto di carta in un'opera di Pollock, e -pochi minuti dopo- mi ritrovo con un pallino rosso in mezzo alla fronte che sembro una donna indiana col tilaka.
I presupposti sono buoni. Arriviamo, parcheggiamo, e andiamo sicuri verso questo grattacielo tutto bello pulito e nuovo. Tanto nuovo che, arrivati alla portineria, un signore in divisa ci dice che il palazzo è vuoto, ancora in costruzione. Al che ci spostiamo una trentina di metri più in là e finalmente entriamo nel posto giusto. 
Arrivati in portineria una signora asiatica sulla cinquantina mi requisisce la carta d'identità, spedisce la Maddy in un angolo dell'ingresso impedendole di entrare, e mi consegna un badge magnetico con il quale superare i tornelli. 
Salgo in ascensore, schiaccio il tasto con su scritto (10) ma poi nello stordimento generale scendo al secondo piano. Aspetto di nuovo e alla fine riesco a raggiungere l'ufficio di questa signora E******* G******, che nella mia mente è una vecchia con un po' di barba e una gonna di flanella. Invece entro in questo ufficio e mi accoglie questa fighetta qua, che nel giro di qualche secondo stimo avere ventisei/ventisette anni.
E' già la seconda volta (su un totale di due esperienze) che trovo selezionatrici particolarmente carine. Quando mai tornerò single, passerò le mie giornate a fare colloqui di lavoro in giro per il mondo. In ogni caso, poi questa mi dirà di averne trentuno, di anni.
Mi fa un po' di domande, tutte banali, come ti vedi tra cinque anni, cerca di convincermi a farti assumere, parlami delle tue esperienze lavorative e cazzate del genere. Poi mi accompagna giù da due signori detti "i-managers" (dove la i si legge i), che mi fanno un po' di domande più tecniche, cercano di capire se ho qualche vaga idea di che cosa sia la finanza e di che cosa siano le banche, etc.
Uno dei due, tutto precisino e perfettino, si innamora di me. L'altro, meridionale e con tragici difetti di pronuncia, è molto più scettico. Il primo, addirittura, mi chiede che tipo di carriera vorrei fare, cioè a quale zona del management aspirerei, e se lo segna sul mio c.v.. L'altro, invece, continua a chiedermi se mi interesserebbe diventare programmatore informatico, io continuo a ripetergli che no, non mi interessa, e lui continua a dirmi che è importante imparare a programmare e continua a domandarmi se proprio non ho mai fatto esperienza di programmazione, se proprio non mi piace, se proprio non conosco... 
Insomma. Esco un po' provato, dopo un totale di circa un'ora e mezzo di colloqui. Io mi sono giocato le mie carte come se quello fosse il posto della mia vita. Loro hanno detto chiaramente di aver bisogno di un bel po' di persone. Ho l'impressione che tra qualche giorno mi chiameranno. Alla fine, non ho ancora capito se sono interessato o no. Probabilmente no. 

In ogni caso, vi farò sapere.


P.s.: come qualcuno avrà notato, i miei post hanno sempre il titolo in maiuscolo, mentre quelli della Maddy hanno il titolo in minuscolo. Però mi sono un po' stufato di questa abitudine, quindi questo potrebbe essere l'ultimo mio intervento con il titolo in maiuscolo: immagino che comunque ormai abbiate imparato a riconoscerci. O almeno a guardare qua sotto a sinistra dove c'è scritto l'autore ;)

DOMANI.

Domani vado a fare un colloquio di lavoro. 
A caso. 
E' il secondo della mia vita. A caso anche il primo. 
Anche se mi assumono, al 99% rifiuto. Mi devo ancora laureare e ho in mente altri progetti per il mio futuro prossimo. Se poi si avvereranno, questo è tutto un altro discorso... 
Il lavoro in questione non so bene che cosa sia. La società è del gruppo Unicredit. Qualcosa che si occupa di servizi IT. Non so bene che cosa voglia dire, ho solo capito che non si tratterebbe di andare a sostituire il bancomat quando è guasto: sarebbe qualcosa di un po' più interessante. Quanto più interessante non lo so: conto di scoprirlo domani. Nel frattempo neanche mi sono fatto la barba, anche se magari domattina mi sveglio preso benissimo, mi sbarbo e mi vesto tutto preciso. Poi vado lì, mi fanno una di quelle domande assurde tipo quanti ascensori ci sono a Milano, e io rispondo 3 milioni, e loro mi dicono peccato signor Chiozzi, in bocca al lupo per la sua ricerca di un lavoro.

Questo è un post un po' inutile. Avrei voluto metterci una mia foto un po' seria, di me, vestito bene, con la giacca e magari gli occhialetti, tanto per dare un senso. Purtroppo una foto del genere non esiste, e in più non so dove sia il mio hard-disk esterno con su tutta la mia storia in versione informatica. Una vita ridotta a sequenze di zeri e uno. Bah. 

(ormai avevo deciso che una foto la volevo mettere...)

venerdì 26 novembre 2010

VECCHIAIA

Ti accorgi del tempo che passa quando, nella top ten delle tue fantasie sessuali più stimolanti, compare il desiderio di dormire dodici ore di fila.

Giornata strana. Sole, neve, pigrizia e Maddy in viaggio verso New York. Zitta zitta...
A peggiorare la giornata e a ispirare la prima parte del post, la mia decisione incomprensibile di andare a lavorare domani mattina alle ottomenounquarto, quando potevo starmene tranquillo e beato in un letto caldo...

Buon viaggio, amore.

mercoledì 3 novembre 2010

Tema in classe: come mi immagino da grande?

Mi chiamo Maddalena, ho 12 anni e faccio la prima media. Vivo con mia mamma e con un coniglio nano bianco di nome Tommy. Una volta a settimana vado a nuotare e ogni tanto passo il fine settimana con mio papà. Mia mamma lavora in uno studio dentistico mentre mio papà è un maestro di tennis. Io non so esattamente cosa mi piacerebbe fare da grande; mi piacciono tanto gli animali e quindi non mi dispiacerebbe avere a che fare con loro. Di sicuro so che da grande voglio una famiglia numerosissima, tipo quelle che si vedono nelle pubblicità del mulino bianco. Voglio avere almeno tre figli e tre gatti. Non mi dispiacerebbe avere anche un cane, ma mi rendo conto che da curare è un po’ difficile. Quando sarò grande mi piacerebbe che i miei genitori tornassero insieme, o che almeno andassero d’accordo. Voglio andare in vacanza con la mamma e con il papà come fanno tutti gli altri bambini. Voglio anche girare per tutto il mondo e scoprire ogni angolo nascosto. Voglio giocare a basket e andare all’università. Da grande voglio una vita piena di amore e di felicità, voglio vedere le persone sorridere e volersi bene. Da grande voglio sposarmi con un bellissimo uomo che mi ami per sempre e che ami gli animali come me. Da grande non voglio fare un lavoro troppo difficile e faticoso perché voglio godermi la vita e stare il maggior tempo possibile con i miei figli. Voglio imparare a cucinare così quando mio marito tornerà stanco dal lavoro io gli preparerò delle ottime cenette. Le mie figlie si chiameranno Rebecca e Matilde, i maschi invece non lo so, forse Gabriele. Da grande avrò una casa grandissima così possiamo stare tutti insieme ma c’è anche lo spazio per restare un po’ da soli e tranquilli. Da grande voglio stare bene, essere felice ed essere un’ottima mamma.

Oggi il nostro Blog accoglierà (con gioia!) il visitatore numero 30000. Grazie a tutti! :)

domenica 24 ottobre 2010

NON è CHE NON VOGLIAMO PIù SCRIVERE...

Non è che non vogliamo più scrivere: è che siamo un po' presi. Presi dal tentativo di emigrare. Ebbene sì. Io sto cercando un posto in Uk/Irlanda per andare a fare uno stage l'anno prossimo, probabilmente da febbraio in poi. Quattro o sei mesi: qualcosa del genere. Maddy da subito ha detto di voler venire anche lei, ma come suo solito si è svegliata all'ultimo per mettersi a fare le cose burocratiche/organizzative. Non che io sia molto più avanti, nè! Non ho ancora trovato niente di sicuro. L'offerta più realistica, fin'ora, è da parte di una compagnia teatrale di Londra, per andare a fare fundraising e marketing della società. Me la tengo lì finché posso, e nel frattempo cerco qualcosa di più attraente.
All'inizio pensavo di riuscire a trovare qualcosa con la rete di amicizie/conoscenze mie e dei miei genitori: ma per un motivo o per l'altro - aziende che chiudono, gente che litiga, governi che cadono, etc - in questo modo non sono riuscito a trovare niente di concreto. Adesso, invece, sto provando un po' di tutto ma le cose più interessanti, per scaramanzia, non le cito nemmeno.

In ogni caso, se qualcuno ha un lavoro in Inghilterra/Irlanda da offrirci, si faccia pure avanti.
L'idea è quella di essere tra quattro o cinque mesi su un tavolino di Starbucks a mangiare Cheesecake (l'unica che può competere con quella della Maddy) e bere capp/frappuccini, mentre grazie al wifi gratis aggiorniamo il nostro blog - dato che ovviamente non potremo permetterci nessun'altra connessione.

(la foto è scattata durante un nostro vecchio viaggio a Londra)

Se qualcuno pensa di sentire la nostra mancanza, può provare a farci cambiare idea con messaggi di affetto. Se qualcuno invece è felice della nostra partenza, può provare a renderci il distacco meno complesso con insulti e quant'altro.

martedì 10 agosto 2010

BACK TO PAVIA

Torni a Pavia e, contro ogni aspettativa, si sta bene. Non c'è quel caldo insopportabile di 15 giorni fa. Non c'è quell'umidità che per respirare ti vien da cercare un boccaglio. Non c'è casino, ma non c'è neanche il deserto.

Torni e trovi 200 email nella casella, tutte le inutili notifiche di Facebook, richieste di amicizia dalla solita gente che non hai mai visto. Qualche email in realtà è interessante, dato che stai in qualche modo cercando di trovare un posto dove andare a fare uno stage l'anno prossimo: Londra, per esempio. O da quelle parti. Qua si spera, anche se cercare lavoro a Londra sembra essere diventato peggio che cercare un cervello nella casa del Grande Fratello. E in effetti qualche speranza c'è, anche se per scaramanzia sto zitto.

La morale di tutto ciò è che siamo tornati dalla vacanze. Non si sa bene per quanto e se e dove e come e quando e perché ripartiremo. Ma nel frattempo eccoci a scrivere in questo noioso ma non insopportabile agosto pavese, a cui ormai mi sono quasi affezionato.

mercoledì 9 giugno 2010

IN PENSIONE A 70 ANNI

Quasi ti passa la voglia di cercare un lavoro...

Per fortuna che mi sono tirato su il morale andando a dare un'occhiata alle statistiche del nostro blog: qualcuno ci è arrivato cercando su Google "video di donne tedesche che si rifanno le tette". Vi giuro che noi non abbiamo mai aggiunto nessun video di donna tedesca che si rifà le tette. E pure mi dispiace aver deluso chi cercava "foto di gasparri intelligente": temo per lui, però, che l'intero web non possa essergli d'aiuto.

lunedì 23 marzo 2009

CERCHI LAVORO?

Non riesci a trovare un lavoro? Da qualche parte del mondo c'è qualcuno che vorrebbe assumere e non ci riesce. Sembra incredibile di questi tempi, no?
Ebbene, il Ministro del Tesoro americano Geithner da quando, a inizio anno, è entrato in carica, non è ancora riuscito a riempire tutte le caselle del suo gruppo di collaboratori. Sembrerebbe strano, pensando a tutti i talentuosi economisti che avranno perso il lavoro con i crack di banche varie e con i licenziamenti di migliaia di imprese. Per di più è possibile che, nella Grande America, non si riesca a trovare qualcuno disposto a partecipare alla storica missione di salvare il mondo dalla Nuova Grande Depressione?
Andando a guardare bene, però si scopre un dettaglio. Ai candidati ai posti ministeriali è richiesto di dimostrare di aver sempre pagato le tasse.
Mi è un po' venuto da pensare che qui in Italia siamo farabutti, ma non è che attraversare l'Atlantico migliori granché le cose...