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mercoledì 13 aprile 2011

Voglia di finire

Forse la verità è che non ho voglia di finire, che ho sempre fatto tutto con troppa fretta e senza nemmeno pensarci e ora che sono a un passo dalla fine sto rallentando. Già forse la verità è proprio questa: ho sempre avuto fretta di finire, ho sempre avuto fretta perché volevo la maggior quantità di tempo libero possibile. Ora mi manca un esame e la tesi, non è tanto, basterebbe impegnarsi un attimo e il gioco è fatto. Invece no, io sto mollando la spugna e sto rallentando. Non mi sono fermata di botto, no, sto solo scalando le marce, una alla volta. Sento che ho voglia di tempo e di lentezza, solo questo. Ho voglia  di prendere una bella boccata d'aria e pensare, con calma. 
Forse la verità è che non ho voglia di finire perché dopo c'è un salto nel vuoto che non mi sono ancora preparata ad affrontare perché non ho idea di quello che ci potrebbe essere al di là di questo vuoto.
Dovrò prendere delle decisioni e il mio cervello non mi sta aiutando. Negli ultimi tre giorni ho pensato che potrei fare queste cose (a titolo informativo avrò una laurea in psicologia): andare in Spagna a fare volontariato nei canili, provare a fare il tirocinio in carcere, iscrivermi a una scuola di giornalismo, andare in Australia ad aiutare i koala in estinzione, iscrivermi a veterinaria, imparare a fare qualcosa di manuale tipo orecchini, collane o cose simili, prendermi un anno sabbatico e girare il mondo, impegnarmi e muovermi a fare l'esame di stato e poi si vedrà, andare a fare la donna delle pulizie, la dog sitter o iniziare a scrivere un libro.
E' chiaro, sono confusa ma mi va bene così. Non ho voglia di programmi a lungo termine e prendere ora delle decisioni per il futuro mi spaventa e basta, perché io voglio che "potrebbe essere qualsiasi cosa", voglio lasciarmi tutte le porte aperte. Per il momento resto qui, in attesa di riuscire a inserire di nuovo la quarta.

venerdì 29 ottobre 2010

Ritorno

Come altre volte mi è capitato nella vita, mercoledì sono tornata indietro, sono tornata nel mio passato. Mercoledì sono tornata a Padova, come sempre di volata, in fretta e furia, nemmeno 24 ore. Mia mamma mi ha lasciato a Brescia, era da tantissimo che non prendevo un treno, soprattutto che non prendevo un treno da sola. Erano le 6 di pomeriggio e non c'era nessuno. Sono scesa in stazione a Padova, tutto era come sempre. L'aria veneta è sempre stata migliore di quella lombarda, e lo era anche questa volta. Più leggera, più calda, più allegra. In stazione c'era un via vai di 24 ore ma soprattutto trolley di studenti fuori sede, qualcuno stanco, qualcuno contento di tornare a casa, qualcuno arrivato solo per il mercoledì sera. Ho fumato una sigaretta mentre aspettavo che mi recuperassero e poi eccoli, loro, i miei compagni padovani, erano mesi che non li vedevo ma era come se fosse passato un solo secondo. Entrambi in forma, sorridenti e felici di vedermi. Ci siamo abbracciati, baciati e ci siamo avviati a casa dagli altri. L'occasione per vedersi era un compleanno, ma forse in realtà era solo un pretesto per stare tutti insieme, di nuovo. A casa loro mi sento come a casa mia, mi sento benissimo. Sono arrivati tutti e la festa è iniziata. La mia festa personale era già iniziata da ore. E' stato fantastico scoprire che lui, il tuo coinquilino diffidente dell'amore, il tuo amico che ti ha preso in giro per anni, ora ha ammesso a sè stesso di essere innamorato, di esserlo sempre stato. Il suo è il classico amore impossibile, quindi bellissimo. E sentire un uomo parlare di amore, parlare di così tanto amore è quasi emozionante. Quando qualche giorno fa ha rincontrato lei, dopo 5 anni che non la vedeva, la prima cosa che le ha detto è stata: " Sei bella come nei miei sogni". Wow, io non saprei che altro dire, io mi volevo solo mettere a piangere.
La serata è proseguita tra vino e chiacchere. Il mio compagno di stanza sta, ormai da un anno, con una ragazza di Madrid che io non avevo ancora conosciuto: sono identici, identici, identici. "Dio li fa e poi li accoppia" non è mai stato più vero. Non potevano che stare insieme quei due. Il festeggiato ha deciso che bisognava andare a ballare, in pochi ne avevano voglia ma mezz'ora dopo eravamo in pista, nella classica discoteca universitaria, piena di matricole. Noi eravamo i vecchi, quelli che da lì ci erano già passati. Noi eravamo quelli che dettavano legge, quelli che potevano fare tutto, quelli che aprivano la strada agli altri. Abbiamo ballato come dei pazzi fino alle 4 del mattino, senza mai fermarci. Era una vita che non andavo a ballare, era una vita che non mi divertivo con loro. Quando siamo usciti non mi sentivo più le gambe e avevo fame. Siamo tornati a casa a piedi, a Pavia non avrei mai fatto una cosa del genere. Siamo tornati tutti a casa, ci siamo mangiati un'ottima pasta al sugo e abbiamo trovato la forza di stare ancora un po' svegli. All'alba ho chiaccherato un po' con il festeggiato, ci siamo aggiornati sulle nostre vite e abbiamo ricordato alcune scene epocali della nostra convivenza. Poi siamo crollati in un sonno profondo durato troppo poco. Il mattino dopo, o meglio qualche ora dopo ci siamo trovati nella classica scena post festa casalinga: c'era chi dormiva sul divano, avanzi di cibo qua e là e tappi di birre sul pavimento. Abbiamo fatto colazione con due brioches e ho fatto 4 chiacchere con l'ultima arrivata, una ragazza simpatica iscritta al primo anno di economia. Lei si sta ancora ambientando, è solo all'inizio della sua esperienza, è a Padova da nemmeno un mese e io l'ho invidiata tantissimo. Due ore dopo ho mangiato un piatto di ravioli e ho ripreso un treno, questa volta verso casa. Sulla via del ritorno oltre ad aver dormito ho pensato che quelle, le persone che mi avevano accompagnato fin sul binario, sono le persone con cui in parte sono cresciuta. Io non so se è normale avere un rapporto del genere tra coinquilini (e non), non so se è così per tutti quelli che hanno condiviso esperienze importanti.
Nel caso lo fosse mi piace pensare che noi siamo speciali, più degli altri.

lunedì 27 settembre 2010

INATTIVITà CEREBRALE PROTATTA

Ho dato l'ultimo esame la bellezza di tre mesi fa. Il mio cervello è completamente fuori allenamento: se penso per più di tre minuti di fila mi vengono i crampi e l'acido lattico in testa.
Per fortuna domani partiamo per una settimana di vacanza. Non sappiamo se/come/quando/quanto avremo a disposizione una connessione a internet. Nel migliore dei casi, avrete sette giorni di pace completa.
Ringraziamo cordialmente l'associazione dei ricercatori universitari italiani che ha saggiamente deciso di venirci incontro, scioperando la prima intera settimana dell'anno accademico e obbligando l'Università di Pavia a iniziare le lezioni il 4 ottobre.

giovedì 23 luglio 2009

Un' epoca della mia vita

Un ' epoca della mia vita è finita, un po' avevo già iniziato a capirlo qualche settimana fa, il 6 luglio di preciso. Il mio ex coinquilino si è laureato. La nostra storia è divertente. Ho visto David per la prima volta un giorno di metà settembre del 2006, eravamo nella stessa aula a fare il test di ammissione. C'erano una marea di studenti fuori ad aspettare, io ho notato lui, vestito in modo un po' particolare, pettinato con un strano ciuffo e con la faccia rossissima ( con gli anni ho imparato a capire che il rossore era segno di tensione); è stato chiamato appena prima di me e il suo nome, anche questo un po' particolare, mi è rimasto subito impresso. La settimana successiva, quando sono uscite le graduatorie ecco comparire il suo nome, anche questa volta appena prima del mio, eravamo passati entrambi, entrambi nello stesso corso. Un mese dopo le lezioni iniziano ed eccolo li, di sicuro non passa inosservato! Diventiamo amici, non mi ricordo come è successo e poi improvvisamente a metà del primo anno mi ritrovo a vivere con lui. Quante cazzate sono passate per quelle stanze, quanta gente, quante litigate...quanto. E poi ovviamente ci siamo laureati insieme...e ovviamente lui il giorno prima e io appena dopo.E così il luglio dopo la sua laurea mi sono a trovata a guidare la sua macchina per una Padova quasi deserta. Accanto a me Dani e Giuli, abbastanza brille. Io non potevo bere, il giorno dopo mi sarei laureata, decisamente non potevo bere. E così abbiamo girato Padova, con la musica alta e tante canzoni da cantare. Siamo passate in Prato della Valle e mi sono resa conto di quanto è bella e grande quella piazza, mi sono venute in mente le serate che ci ho passato, le persone che ho conosciuto. E così girando ho rivisto tanti pezzettini degli ultimi tre anni. Mi è venuta una strana sensazione alla pancia: tutto stava finendo.Il giorno dopo mi sono laureata io e solo due giorni fa sono tornata a svuotare la mia casa: tutto era finito. È stato difficilissimo chiudermi quella porta alle spalle e lasciare le chiavi dentro, è stato difficile staccare le foto dalle pareti e portare via tutto quello che c'era di mio. Cosa ne sarà di me, o meglio di noi, ora. Ci rivedremo ancora, saremo ancora amici? Chissà. So solo che ora porto sulle spalle un'esperienza fantastica che forse non ho vissuto al 100% per svariati motivi ma che mi ha insegnato tantissimo e che voglio un po' più bene a tutti loro.

mercoledì 21 gennaio 2009

Si viene e si va

...comunque ballando...
rileggendo il post dell'altra sera e soprattutto leggendo il commento mi sono venute in mente mille cose. Si viene e si va appunto. Pensavo a quante persone ho conosciuto nella vita, alcune erano solo di passaggio altre ci sono proprio entrate, qualcuna è uscita e qualcuna c'è ancora a chissà quante altre ne passeranno! Infondo ho solo 21 anni... cosa posso dire di aver fatto e visto?
Penso a questo pezzo di vita a Padova a tutto quello che mi è successo, a quanto sono cresciuta. Mi ricordo ancora il primo giorno di corsi del primo anno! Sono arrivata con mia mamma e a un certo punto mi ha lasciato davanti all'università. Così mi sono trovata sola in questo posto sconosciuto che non avevo mai visto prima in vita mia con in mano una valigia grigia e una cartina. Ero contenta, soddisfatta ma anche molto spaventata e disorientata. è stato molto bello arrivare a lezione (dopo aver sbagliato aula più volte) conoscere le prime persone... Jessica, Jacopo e altre e scoprire che tutti erano nella mia stessa situazione, che nessuno sapeva da che parte iniziare, che tutti stavano iniziando una vita nuova. Ed è così che è iniziato tutto! Ora, dopo quasi tre anni, sorrido davanti a tutto questo, sorrido davanti alla crisi del secondo anno che mi bloccava in casa, sorrido davanti alle discussioni, agli amori iniziati, finiti e continuati, sorrido davanti al mercoledì sera in piazza fino all'alba, alla terrazza della biblioteca, all'aula studio dell'ex fiat, agli spritz, agli esami fatti 3 o 4 volte, alle manie di ognuno di noi, alle notti passate insieme, alle paranoie e alle fissazioni. Sorrido davanti alla tazza per la colazione messa sul tavolo la sera prima, alle biciclette rubate, a lavarsi i denti in 4 alla volta, a dire alla mamma che questa sera sto a casa tranquilla e trovarsi alle 4 a una festa a casa di sconosciuti, sorrido davanti a tutto insomma. E proprio oggi che ho preso 18 in un esame del cavolo, mi rendo conto che ancora 5 esami e il mio triennio è finito.... e pensare che mi sembra ieri quando fermavo la gente per strada per chiedere indicazioni...