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domenica 17 luglio 2011

Laureata



Eccomi, ora sono laureata. La colazione dei campioni che ho fatto venerdì mattina è stata abbastanza efficace, sono stata tranquilla e non ho avuto strani movimenti di pancia. Ho esposto la mia interessantissima tesi sui diabetici e le funzioni cognitive e sono diventata dottoressa a tutti gli effetti. Vi chiederete con che voto  mi sono laureata... ovviamente con il voto più ridicolo che ci sia: 109. E vabè, che dire, forse me lo aspettavo anche se fino al giorno prima pensavo che piuttosto che 109, 108. E' andata così, sono contenta e alleggerita e alla fine quel 109 mi sta piuttosto simpatico. Ora non mi resta che pensare alla festa, o meglio, alla super festa che stiamo organizzando e alla quale "pochi" e selezionatissimi invitati potranno partecipare.
Ora tocca ad Ale, in bocca al lupo a lui.

venerdì 18 marzo 2011

Al ristorante

Ieri ero fuori a pranzo, non per festeggiare la nostra terra ma semplicemente perché era un giorno libero e quindi tutto si poteva fare più tranquillamente. Ero a mangiare in una trattoria nella zona di Piacenza che intorno all'una ha iniziato a riempirsi di nuclei familiari più o meno piccoli. C'erano solo famiglie che probabilmente hanno approfittato di quel giorno di vacanza non programmato per fare qualcosa di diverso. Tutti erano vestiti bene, curati e ordinati. A un certo punto è arrivata una tavolata composta da due o tre famiglie, anche loro erano molto eleganti e signorili, tranne uno. Era un ragazzo che poteva avere tra i 16 e i 18 ed era bellissimo. Lui era in tuta, una bella tuta, tutti i colori al loro posto ma comunque era in tuta. Stonava tra tutte le altre persone ma si capiva che lui era a suo agio. Sopra la tuta aveva un giubbotto di pelle, ai polsi un po' di braccialetti; a primo impatto mi ha ricordato lo Step dei libri adolescenziali: bello, all'apparenza bulletto ma secondo me buono. La madre sembrava un po' infastidita da questo figlio un po' fuori dal coro e dedicava più attenzione all'altro figlio, rigorosamente in camicia. Io ho osservato per un po' questo ragazzo, piccolo ma consapevole della sua bellezza. Secondo me lui era sereno perché tanto sapeva che nonostante la tuta, gli sguardi infastiditi della madre e il fratello elegante quello bello e sognatore era lui.

giovedì 17 febbraio 2011

Poco dopo San Valentino

San Valentino. La festa degli innamorati, così si dice. La festa del marketing, così sembra essere. Io non ho mai festeggiato questo giorno, non lo so bene il perché. Credo di esser stata sempre fidanzata nei 14 febbraio degli ultimi anni ma non ho mai festeggiato lo stesso. Non mi è mai piaciuta l'idea di questa festa. Non mi piace pensare che due persone debbano dimostrarsi tutto il loro amore "solo" in questo giorno. Mi spiego meglio. Oggi ho visto un paio di signori sui 50 anni con in mano due rose rosse lunghe lunghe. Ecco. Io mi sono chiesta se per caso anche in qualche altra occasione loro si sono presentati a casa con dei fiori, insomma, se questo succede anche in un giorno qualunque. Portavano una rosa alle proprie compagne per amore o per abitudine, quasi per dovere? Magari io sono particolarmente cattiva e pessimista ma dubito che i signori si presentino spesso a casa con fiori in mano. Magari invece sbaglio, speriamo. Magari proprio quei due signori sono le persone più innamorate del mondo. Non lo so. Mi è sempre piaciuto inventare storie sulle persone che vedo, anche solo per un secondo. Io penso che ogni giorno in cui due persone che si amano si svegliano insieme e sono felici sia un giorno da festeggiare, ogni momento, perché non sai per quanto durerà. Spesso io e Ale ci facciamo gli auguri, così, a caso: ci guardiamo, ci sorridiamo e ci facciamo gli auguri. Ogni giorno, se le cose vanno come vuoi tu, è una festa.

domenica 13 giugno 2010

Il vestito del diciottesimo

A ottobre di 5 anni fa sono diventata maggiorenne, non vedevo l’ora, volevo la patente, una macchina, potermi firmare le giustificazioni ma soprattutto volevo una festa grandiosa, una festa degna di una persona che sta entrando nel mondo dei “grandi”. Volevo una festa di quelle in cui si balla e ci si ubriaca tutti, ma volevo anche una festa elegante, in cui mettersi quei vestiti che hai sempre sognato ma che non hai mai avuto occasione di mettere.
Così ho iniziato a parlarne con mia mamma, mi sembrava d’accordo e abbiamo iniziato a girare tra cascine pavesi per trovare la migliore e, dopo qualche giorno, eccola… questa cascina circondata dal verde, non troppo lontana dalla città, non troppo grande e non troppo piccola, era perfetta. Ci accordiamo con il proprietario per il giorno, l’ora, il menù. Perfetto, il mio compleanno era il 19 e la festa sarebbe stata il 31. Ora iniziava la parte divertente, quella che stavo aspettando: cercare il vestito! Io ho sempre avuto una passione smisurata per i vestiti lunghi ma poiché la mia vita non comprende serate di gala e red carpet, non ho mai avuto occasione di metterne uno… questa era quella giusta. Il vestito che volevo era tinta unita ma colorato, semplicissimo, morbido e ovviamente lungo fino ai piedi. La prima tappa della mia ricerca è stata Milano: penso di essere entrata in tutti i negozi della “Milano bene”! Avrò provato una quarantina di vestiti, uno più bello dell’altro, nessuno perfetto e tutti con dei prezzi incredibili! Nei negozi tutti mi stavano attorno, mi portavano mille cose da vedere, mi sistemavano e mi riempivano di complimenti, insomma bellissimo. Ovviamente non ho comprato nessuno dei quei vestiti. Mancava una settimana alla festa e io non avevo ancora nulla da mettermi così ho deciso di tornare nel negozio pavese in cui ero stata all’inizio delle mie ricerche. Dopo mille dubbi mia mamma mi ha convinto che lì c'era il vestito giusto per me e così lo abbiamo comprato. Io ero contenta ma in realtà non ero per nulla convinta: era nero e abbastanza stretto, esattamente il contrario di quello che volevo.
Mancavano 3 o 4 giorni alla mia festa, era tutto pronto e io anche, il vestito c’era, il posto anche, ero stata dal parrucchiere e dall’estetista, tutto perfetto insomma.
Due giorni prima del grande evento però andando a scuola in Vespa, mentre superavo le macchine in coda, una macchina ha pensato di spostarsi dalla colonna e con una ruota ha urtato il mio pedalino d’accensione… io stavo andando a non più di 20 km/h ma mi sono bastati per perdere il controllo della vespa, volare 10 metri più avanti e cadere di faccia. A parte lo spavento non mi sono fatta praticamente nulla, ma mi sono ricoperta di lividi.
Così la sera della mia festa, dopo lunghi preparativi per raggiungere la perfezione, mi sono presentata nel mio vestito nuovo che non mi convinceva tanto, con naso, mento e mani spelati dall’asfalto, con la gamba che ogni tanto usciva dallo spacco dello stesso colore del vestito e con una camminata un po’ zoppicante. Nessun altro si era vestito particolarmente elegante, nessuno si è ubriacato e nessuno ha ballato fino alle 4 del mattino; tutti si sono seduti ai tavoli a mangiare, rigorosamente divisi per gruppi, e tutti all’una erano a casa. A fine serata ho anche litigato con il mio ragazzo primo perché non aveva voluto che invitassi un mio amico, secondo perché gli avevo rivolto poche attenzioni. Insomma la mia grande festa in realtà è stata un fiasco.
Da quella sera ho avuto una sola altra occasione di mettere questo vestito, il febbraio successivo, per una festa a Venezia (e nemmeno quella volta mi sono divertita poi tanto). Ora è da più di 3 anni nell’armadio, ho sempre pensato che prima o poi nella vita avrei avuto un’altra occasione per metterlo anche se forse in realtà non lo metterò mai più.