martedì 9 agosto 2011

Berlino

Questo è il mio terzo e credo ultimo giorno a Berlino. Me ne sono innamorata. Tra le città viste fino adesso di sicuro questa è la mia preferita. È molto grande, piena di angoli verdi e di grandi piazze. Anche se ci sono milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo, non si ha mai la sensazione di caos o di schiacciamento che si ha in altre città. Ci sono monumenti maestosi ma con talmente tanto spazio attorno che fanno quasi tenerezza. I tedeschi non mi sono mai stati tanto simpatici ma ora li sto rivalutando perché con la loro precisione e pulizia rendono una metropoli un posto x tutti. Ci sono enormi orsi un po' ovunque, edifici pieni di graffiti e strutture modernissime. Mi piace, è un posto in cui mi sento a mio agio.
Voto a questa città 9 e mezzo; perde un mezzo punto nell'organizzazione della metropolitana, se non sai il tedesco non capisci nulla.

sabato 23 luglio 2011

Ricordi insignificanti

Fatti, persone, cose o sensazioni che, senza nessun motivo specifico, sono scolpiti vividi e indelebili nella mia memoria, che ricorda solo ciò che piace a lei ricordare.

Un mio compagno di classe, il primo giorno del primo anno di liceo, che io e un altro mio amico non riuscivamo a capire se fosse maschio o femmina. Era maschio.

Una notte di luglio in macchina a Roma, passando di fianco alle terme di Caracalla illuminate, con Sting a far da colonna sonora. 

Un bruttissimo maglione (?) giallo, o arancione, probabilmente di lana ma a maglie molto larghe, che una mia amica aveva su la prima volta che l'ho vista. Qualcosa come undici anni fa, credo. 

Una passeggiata a Ticino, in un freddo ma soleggiato giorno di gennaio di sette anni fa, in cui avevo su un paio di consumatissimi pantaloni di velluto beige che continuavano a cadermi perché mi ero dimenticato la cintura. E una ragazza che mi infilava la mano nella tasca dietro, senza capire che peggiorava solo la situazione!

Gli squallidi letti a castello di una pensione ancora più squallida a Romagnese, dove a sette anni per la prima volta i miei mi spedirono "in vacanza" senza di loro.

Un mobiletto di legno che tenevo in camera mia, e che adesso è finito in cantina. E' un oggetto strano, alto e stretto e con un'apertura di legno a scorrimento, che però funziona male: si riesce ad accedere comodamente solo ai cassetti più in alto. Per arrivare a quelli più in basso bisogna fare delle manovre strane e un notevole sforzo. In uno di questi cassetti in basso avevo messo un vecchio cellulare rotto, che però non volevo buttare via perché su c'erano dei messaggi a cui tenevo, ma non potevo neanche lasciarlo in giro per la stanza perché la ragazza con cui stavo all'epoca non doveva leggere quei messaggi. Per quel che ne so, potrebbe essere ancora lì.

La maestra alle elementari che ci fa leggere il testo di Via Gluck e poi ci dice che noi invece viviamo già nel cemento, e non avremo dei bei tempi da rimpiangere. E io invece che ricordo quando da bambini giocavamo a calcio in strada perché c'erano poche macchine.

La faccia della commessa di FootLocker l'undicisettembreduemilaeuno, quando la radio interruppe Santana per dare la notizia. E la prima cosa che pensai fu che doveva essere uno scherzo. 

You were always on my mind in macchina, a volume altissimo, per le strade di Adelaide, South Australia, senza sapere che quello era Elvis. 

domenica 17 luglio 2011

Laureata



Eccomi, ora sono laureata. La colazione dei campioni che ho fatto venerdì mattina è stata abbastanza efficace, sono stata tranquilla e non ho avuto strani movimenti di pancia. Ho esposto la mia interessantissima tesi sui diabetici e le funzioni cognitive e sono diventata dottoressa a tutti gli effetti. Vi chiederete con che voto  mi sono laureata... ovviamente con il voto più ridicolo che ci sia: 109. E vabè, che dire, forse me lo aspettavo anche se fino al giorno prima pensavo che piuttosto che 109, 108. E' andata così, sono contenta e alleggerita e alla fine quel 109 mi sta piuttosto simpatico. Ora non mi resta che pensare alla festa, o meglio, alla super festa che stiamo organizzando e alla quale "pochi" e selezionatissimi invitati potranno partecipare.
Ora tocca ad Ale, in bocca al lupo a lui.

venerdì 15 luglio 2011

Scusate, sto andando a laurearmi

Sto facendo la colazione dei campioni prima di, ebbene sì, andare a laurearmi. Vi chiederete che voglia ho, un' ora prima della seduta di laurea, di mettermi a scrivere un post. Sicuramente più voglia che rileggere le slide e quelle robe lì. Non sono tanto nervosa. Ho solo un po' di nausea, un po' di mal di pancia, un po' di tachicardia, un po' di tic e un po' di tremori ma no, nel complesso non sono troppo nervosa. Ora mi lavo, mi infilo il mio vestito a fiori, prendo lo zaino (sì, vado a laurearmi con lo zaino) e vado. In bocca al lupo Maddy. Buona giornata a tutti voi.

mercoledì 6 luglio 2011

Foto profilo

Stavo facendo una (profonda) riflessione sulle foto che le persone usano come foto profilo su Facebook. C'è qualcuno che ha un album "foto profilo" con 578 foto, questo vuol dire che ogni due giorni la cambiano; qualcuno, al contrario, ne ha tre o quattro che fa girare una volta ogni 6 mesi. Poi ci sono quelle dei liceali che sono piene di frasi di canzoni e cuoricini qua e là. Poi ci sono quelli che hanno una certa popolarità, quei personaggi un po' famosi, che in realtà di famoso non hanno niente ma sono quel tipo di persona che tutti, in città e non, sanno chi è; questi personaggi popolari possono mettere qualsiasi foto, che rappresenti qualsiasi cosa e, nel giro di 5 minuti, hanno 35 like. Poi ci sono le fighe, o meglio quelle che nel corso della loro storia si sono guadagnate il titolo di fighe, che mettono foto in cui si intravedono pezzi di sedere o di tette e ricevono decine di commenti da uomini che si complimentano e fanno faccine che strizzano l'occhio. No, lei non ve la darà. Poi ci sono quelli e quelle brutti che usano come immagine del profilo il loro animale domestico, oppure un primo piano di un loro occhio e, in quest'ultimo caso, ricevono complimenti da due o tre amici stretti che le, o gli, dicono di essere fantastica. Ora, facciamoci una domanda: esiste un occhio che, se fotografato in primo piano, è brutto? E' davvero dura. Poi c'è la categoria di quelli che si fanno fare apposta foto "incredibili" da postare su Facebook, quelli che usano la foto della sbronza della sera prima e che sembrano dirti "io posso", quelle che si fanno fotografare con l'amica e scrivono "sei la mia vita", quelli che... quelli che...
Poi ci sono quelli che mettono foto di gruppo, quelli che mettono scritte, quelli che mettono foto di altri, o che mettono cose a caso. E poi ci sono quelli che mettono un po' di tutto, che mettono anche foto carine. Insomma è tutto fatto per mettersi un po' in mostra, per dimostrare agli altri che la nostra vita  non è noiosa ma che anche noi facciamo un po' di tutto e ce la spassiamo. Infondo Facebook serve a questo no? Sì, per restare in contatto con qualche amico ma, fondamentalmente, per metterci in mostra.

lunedì 4 luglio 2011

Decidere

Nella vita dobbiamo prendere tante decisioni, alcune sono obbligatorie, altre sono una nostra scelta. Mi spiego. Scegliere che lavoro faremo, a che liceo ci iscriveremo, quale casa comprare, sono decisioni obbligatorie, che prima o poi ci toccano; scegliere dove andremo in vacanza, che vestito mettere, se prendere un cane, se allontanarci da casa, queste sono delle scelte perché non è obbligatorio cambiare città, andare in vacanza o prendere un cane. E così, come se le decisioni che dobbiamo prendere non fossero abbastanza, decidiamo di voler decidere anche per diletto. E' bello avere una scelta tra diverse opportunità ma provate a pensare quanto sarebbe più facile se ci fosse una e una sola cosa da fare. Niente dubbi, niente nervosismi, niente delusioni per nessuno. E sì, perché prendendo una decisione non sempre possiamo fare contenti tutti. A un certo punto bisogna decidere se è meglio fare contenti gli altri o se stessi. Anche questa, tanto per cambiare, è una decisione. Gli altri vorrebbero non rimanere mai delusi, ma è impossibile. Fare contenti tutti e sempre è impossibile. A volte gli altri magari cercano anche di farti cambiare idea, o di ostacolare il percorso verso una tua decisione. A quel punto ci tocca decidere se arrenderci e lasciarli fare o se continuare imperterriti per la nostra strada. Io non lo so cosa vorrò fare, non so cosa deciderò di decidere ma sono contenta di non avere un'unica possibilità perché so che poi mi starebbe stretta.

domenica 3 luglio 2011

"Ah, e con chi sei?"

La situazione è la seguente: sei al bar, in università, fuori da lavoro, in piscina, o in qualsiasi altro posto, e sei lì con un'altra persona. Ti suona il telefono, e chi c'è dall'altro lato ti chiede: dove sei? - in facoltà - ah, e con chi sei?
Ecco, forse a te sembra una domanda banalissima: per me è uno psicodramma concentrato nello spazio di pochi secondi. In un istante mi passano per la testa cento domande e nessuna risposta. Sempre in quella brevissima frazione di tempo, cerco di calmarmi e ragionare: la prima questione è qual è il grado di confidenza tra te e la persona con cui stavi parlando prima che suonasse il telefono. La seconda questione è qual è il grado di confidenza tra te e chi ti ha chiamato. La terza questione è: le due persone si conoscono? e quanto bene si conoscono?
Probabilmente non sono ancora riuscito a spiegare la gravità della cosa. Ci provo con un esempio. Se alla domanda "con chi sei?" rispondi "nomecognome" (un po' sottovoce, e rapido come se questo impedisse a chi è lì con te di sentirti), allora subito dopo ti senti in colpa: hai fatto la figura di quello che tiene le distanze, che chiama gli altri per nomecognome. Se rispondi con un soprannome, con il nome abbreviato o cose simili, corri il rischio che chi è al telefono con te non capisca a chi tu ti stia riferendo, e quindi ti chieda "ale chi?" e lì il dover spiegare ale-restodelnomecognome diventa ancora più imbarazzante. Per di più, a volte non lo sai il nome di chi è con te: e lì è il disastro. Con chi sei? - Sono con con il Minni - il Minni chi? - eh, bella domanda. 
Ad aggravare tutto, c'è la sensazione che la persona che è lì con te, mentre tu parli al telefono e affronti la tua crisi interiore, ti fissi insistentemente. E sembra che sappia perfettamente che dall'altra parte ti hanno chiesto con chi sei? e aspetti solo di vedere come rispondi.

Il mio problema, è che io sbaglio sempre. 
E odio tutti voi che quando mi parlate al telefono mi chiedete: con chi sei?

venerdì 1 luglio 2011

Sono a questo punto

Mi dicono che non sto più scrivendo post, o meglio  non sto più scrivendo post carini, che prima scrivevo cose che colpivano e ora cose insignificanti. Io ho finito di scrivere la mia tesi, così da un giorno all'altro, ma finché la prof non mi dirà che va bene, o per lo meno che non ne può più di me, e di stamparla io non mi sento autorizzata a dire che ho finito. Sono ingrassata, non so di quanto e non so da quando, so solo che fino a qualche tempo fa, tipo un mese, mi guardavo allo specchio e dicevo ok, sono abbastanza in forma, ora invece non è più proprio così. Ok è ovvio, faccio 8 pasti al giorno, di cui 4 con dolci, ma cosa ci volete fare, io ho fame e poi il gelato è una delle mie cose preferite e questa è la stagione perfetta. Oggi ho deciso che basta, che è meglio darsi una regolata o meglio: non ho nessuna intenzione di diminuire la dose dei miei pasti ma almeno cerco di affiancarci una decina di addominali al giorno.
Sto organizzando la laurea, la festa di laurea, le vacanze e il mio futuro. Forse è questo il vero problema, l'organizzazione del mio futuro ma ora non ho voglia di parlarne.
Questo è tutto quello che ho da dire in questo momento, anzi, tutto quello che ho voglia di dire in questo momento. Non ve ne frega nulla? Vi fa schifo? Mi spiace, ma è tutto quello che ho da offrirvi.

mercoledì 29 giugno 2011

Lo schiuma party, Bruno e il beep della lavatrice

Capita di essere da solo a casa e dover occuparmi di problematiche quali il lavaggio dei miei vestiti. Capita poi che ieri sono andato a uno "schiuma-party", che in italiano si traduce più o meno con "quando-torni-a-casa-butti-via-i-vestiti". Ecco, tanto per fare un ultimo tentativo prima di portare tutto nel bidone della spazzatura, ho preso pantaloncini, camicia, calze e mutande che avevo su ieri sera e ho lanciato tutto in lavatrice: senza badare ai colori e senza neanche mettere uno di quei foglietti magici che quando li tiro fuori dai bucati random che faccio io non sono neri - di più. 
Ecco adesso spieghiamo il titolo: quando la mia lavatrice ha finito il suo duro lavoro, inizia a emettere una serie di beep ripetuti, che tu dici la ignoro e prima o poi smetterà. E invece no: va avanti per ore e non c'è stanza della casa in cui non arrivi quel suono perforante. 
Ecco io sono qui, in cucina, che scrivo un post ispirato al beep della lavatrice che continua a martellarmi i timpani, al posto di alzarmi, andare a spegnerla e stendere le tre cose che ci ho messo dentro. 
E Bruno? Bruno è il mio cane, che se anche volessi alzarmi me lo impedirebbe, perché si è posizionato sotto al tavolo, stendendo i suoi 48 kg sopra i miei piedi, e non accenna minimanente a spostarsi.

martedì 28 giugno 2011

Cose di un altro mondo

Ieri ero a Milano a fare un giro per negozi e, come spesso capita, mi è capitato di vedere cose, diciamo, particolari. Prima di tutto c'era caldo, quel bel caldo che esiste solo in pianura padana, che anche se stai ferma sudi e con l'aria così umida che si potrebbe nuotare. Nella folla di gambe nude, canottiere e vestitini, non poteva non saltarmi all'occhio un gruppo di quattro o cinque donne coperte dalla testa ai piedi da vestiti e veli neri. Nel gruppetto c'era anche un uomo, uno solo che, a occhio e croce, poteva essere il marito di tutte. Erano fermi davanti alle vetrine di Gucci, tutte avevano innumerevoli borse in mano mentre lui riponeva soddisfatto la carta di credito nel portafoglio. Poco dopo mi sono infilata in un negozio per provare un vestito e nei camerini mi sono trovata con tre delle precedenti donne. La prima cosa che ho fatto è stata, credo ovviamente, chiedermi come mai erano in un negozio a scegliere e provare vestiti ti ogni tipo e genere se tanto poi non è loro permesso metterli. Io sono ignorante in materia ma davvero non ho trovato alcuna spiegazione, hanno forse qualche occasione in cui si possono vestirsi normalmente? Mi piacerebbe saperlo. Una di queste donne, la più giovane forse, era nel camerino accanto al mio e volente o nolente ogni tanto mi capitava di buttare un occhio. Ho provato una strana sensazione, quasi una sorta di imbarazzo e di senso di colpa perché io ero lì accanto a provare vestiti che avrei potuto mettere in ogni occasione e perché con assoluta nonchalance mi facevo vedere dalla commessa in mutande e reggiseno, con le mie mutande a pois, il piercing e i tatuaggi. Lei invece no, a lei invece tutto questo non era permesso e per questo mi sono sentita un  po' in colpa; poi ho avuto paura che loro, per questa mia scioltezza e spensieratezza, mi considerassero una "brutta" persona.
Uscendo dal camerino e dai miei mille pensieri contorti ho incrociato lo sguardo della ragazza che stava provando i vestiti che, libera dagli strati di stoffa nera, mostrava un fisico perfetto, dei lunghi capelli che sembravano seta e un volto bellissimo. Ecco, in quel momento, quando ho mi sono accorta della sua bellezza, ho pensato alle regole del loro paese e un po' mi sono arrabbiata.

lunedì 27 giugno 2011

Le previsioni del tempo

Non guardo mai le previsioni del tempo, quasi mi infastidiscono. Che poi, se ci fate caso, ormai non le fanno quasi più: capita di guardare il telegiornale all'ora di pranzo e sentire le previsioni per il giorno stesso. Ma scusa, sono capace anch'io così: c'è il sole, probabilmente verso sera diminuiranno l'illuminazione e la temperatura, umidità nella Pianura Padana... Bah.
Ma poi non è quello il problema. Il problema è che delle previsioni del tempo non me ne frega proprio niente. Mi fanno un po' sorridere quelli che le guardano, e poi commentano e pensa che avevano dato pioggia per oggi, oppure dicono l'avevano detto che ci sarebbe stato nuvoloso oggi! E in entrambi i casi senti proprio la soddisfazione nella loro voce: in un caso, per essere stati testimoni, quasi complici, di una piccola profezia avveratasi, nell'altro caso per aver come "smascherato" il colonnello Giuliacci o chi per lui. 
C'è chi si sveglia la mattina e non guarda neanche fuori dalla finestra: la sera prima ha sentito che deve piovere, e allora esce di casa vestita da pioggia. Non scherzo, nè: questa gente esiste davvero! 
Io, invece, quando anche solo sento la musichetta che preannuncia il meteo, cerco di cambiare canale. Per l'estremo dolore di mia mamma, che se ci fosse un'interferenza e trasmettessero il tg regionale della Sicilia al posto di quello della Lombardia, andrebbe in giro dodici mesi in maglietta. Un amico dei miei genitori, addirittura, ha una fede innata nella metereologia: qualcosa di più inspiegabile della trinità di Dio o della relatività di Einstein; non è raro vederlo scrutare il cielo, poi abbassare gli occhi all'orologio, poi alzare di nuovo la testa e dire: tra le 12 e le 12.10 hanno dato pioggia, sarà meglio tornare a casa. 

Per quel che mi riguarda, se c'è il sole son contento. Se piove, piove. Ma se è estate son contento anche se piove!

sabato 25 giugno 2011

Promesse non mantenute

Quante sono le promesse che non abbiamo mantenuto? E quello che gli altri hanno promesso a noi e che poi invece non è mai successo? Sono tante, tantissime. Quasi ogni giorno promettiamo qualcosa a qualcuno, anche le cose più banali. Promettiamo a nostra mamma che porteremo giù la pattumiera, che svuoteremo la lavastoviglie, che questa sera non berremo, che a quella cena  le faremo fare bella figura. Promettiamo ai nostri gatti che più tardi arriverà la pappa buona, quella che a loro piace tantissimo. Promettiamo a noi stessi che ci impegneremo, che oggi studieremo e non passeremo il tempo a guardare video stupidi su YouTube, che da lunedì ci metteremo a dieta e che da martedì si va in palestra. E poi ci sono le promesse più grandi, quelle che ti cambiano la vita. La promessa di matrimonio, quella di amarsi per sempre nella gioia e nel dolore, la promessa di non tradirsi, la promessa di restituire tutto quello che ti hanno prestato, la promessa di prendersi cura di una persona, la promessa di non bere o di non fumare dopo una diagnosi non troppo felice, le promesse fatte ai nostri figli e chissà quante altre.
Si promette per rendere le persone che ti stanno accanto più tranquille, le si guarda negli  occhi e si dice "prometto" e in quel momento anche voi ci credete, anzi siete convinti di quello che state facendo, promettete perché volete promettere e perché siete sicuri che succederà così. Poi la vita, le vicende di tutti i giorni, gli imprevisti e la routine si intromettono e di quella promessa non ti ricordi quasi più.

venerdì 24 giugno 2011

Il tuo film preferito

Voi avete un film preferito, un libro preferito, una canzone preferita, un gruppo preferito, un piatto preferito, un attore preferito o una città preferita? O una poesia o un animale o una qualsiasi altra cosa che potete dire è il mio preferito?
Ecco io no. Ci ho provato un sacco di volte a trovarmi una canzone preferita, un libro, almeno un film! Ma niente. Ogni volta che penso a qualcosa, non riesco a non pensare a tutto quello che sto escludendo. La questione mi tormenta da anni, per quanto si possa essere tormentati da roba simile, ma solo recentemente ho capito perché non avrò mai un animale preferito, una pizza preferita, un gelato preferito e nemmeno uno sport preferito. Il motivo è che non sopporto l'idea di identificarmi con qualcosa di "riduttivo": un po' come dire che se il gelato alla stracciatella è il tuo preferito, allora non potrai mai godere appieno di un gelato al cioccolato; un po' come dire che se il golf è il tuo sport preferito, allora tu sei quello-che-il-golf-è-il-suo-sport-preferito.
Detesto le etichette: non sono in grado di metterle agli altri, tanto meno a me stesso.
Trovo insopportabile l'idea di identificare una persona con una cosa, qualsiasi sia la cosa in questione. Un po' come descrivere un Van Gogh dicendo ma sì ci sono due che dormono. E invece il bello è nei dettagli: il giallo dell'erba tagliata, il blu del cielo, i contorni storti del cappello dei piedi delle scarpe, gli azzurri e le loro sfumature.
Se ti dicono: pensa a un evento, a un episodio, che ti caratterizza. Una singola breve storia per descriverti.
Oppure no: oppure pensa a mille piccole cose. Pensa a quando baci la tua ragazza. Pensa ai tuoi amici. Pensa al tuo cane, il tuo lavoro, quello che studi, quello che fai, quello che dici. Pensa a quello che pensi. Pensa a cosa hai fatto quando ti sei messo con la tua ragazza. E quando l'hai lasciata. E quando ti ha lasciato. Pensa alla musica che ascolti. Pensa se balli o se non balli. Se ridi o se non ridi. Se dai un valore a ciò che ti sta attorno. Pensa se ascolti quando ti parlano o se aspetti solo il tuo turno. Pensa se ti affezioni alle persone o alle cose. Pensa se ti sei mai innamorato. Se hai mai tradito. Se lo farai ancora. Pensa a che cosa leggi. A che cosa guardi. A che cosa ti fa sorridere.
E sei solo all'inizio...

mercoledì 22 giugno 2011

La bici da uomo

Cammini svelto, come sempre, anche se non hai nessuna fretta di arrivare. Cammini veloce, ma sei tranquillo: come sempre, alzi lo sguardo per godere un attimo dello spettacolo del rosso dei mattoni che si incontra con il blu del cielo limpido. Cammini nel sole di piazza del Carmine e guardi un bellissimo vecchio signore con un ciuffo di capelli bianchi arruffati che spinge una vecchia bici da uomo, nera, un po' rovinata e con un giornale nel portapacchi. Senza neanche accorgertene, ti fermi, a una decina di metri da lui, e rimani per un attimo a fissarlo: ti accorgi che ogni due o tre passi inclina la bici e cerca di salirci sopra. Ma ogni volta sembra sbilanciarsi e rischiare di cadere, e allora si rimette a camminare spingendo la bici: lo guardi per un minuto buono, lì fermo in mezzo al sole, e vedi la stessa scena ripetersi tre volte. Ti avvicini a lui e gli chiedi se per caso abbia bisogno di una mano: lui ti sorride, si appoggia alla tua spalla, e finalmente riesce a montare in sella alla sua bicicletta. Ti ringrazia e a te viene automatico rispondergli che non c'è problema, ma che se fossi in lui ti prenderesti una di quelle bici senza la canna, tipo quelle da donna, su cui è molto più comodo salire. Lui sta zitto un attimo e poi dice, guarda ragazzo, ho 74 anni, il medico non mi fa più bere il vino perché ho problemi allo stomaco, ho smesso di fare l'abbonamento per lo stadio perché non so più come andarci e l'unica cosa che mi fa ancora sentire vivo è salire su questa bici e venire da casa mia a qua a comprare il giornale e fare la colazione: non toglietemi anche la mia bici da uomo.

giovedì 16 giugno 2011

Jump Up!

Non succede spesso che a Pavia organizzino qualcosa di carino ma, quando lo fanno, se si impegnano un pochino, ottengono degli ottimi risultati. Lunedì scorso, il 13 Giugno, qui a Pavia c'è stato il Jump Up Festival. Vi chiederete che cos'è... era un festival in cui, appunto, si saltava un sacco.
C'erano dj di una certa fama nazionale e internazionale di cui, ammetto, prima di questo evento non avevo (quasi) mai sentito parlare e di sicuro mai sentito cantare o suonare. Pavia ha infatti ospitato: Marracash, Macrobiotics, Crookers e Steve Aoki, il tutto all'interno del Castello Visconteo: una figata. E' bello ballare fino allo sfinimento sotto delle casse enormi, sotto delle luci blu e fucsia, alzare la testa e vedere il castello. E' un bel mix che, anche se non sei un gran appassionato di questo genere musicale, ti incanta, rende tutto un pochino magico. 
Io mi sono divertita moltissimo. Ok. Il nostro amico sindaco potrebbe sistemare le strade ed evitare che gente a caso tipo me si trovi la notte della vigilia di Natale con un ruota fuori uso invece di organizzare mega eventi. Amen, prendiamo quello che c'è di buono e facciamo festa finché possiamo. Anzi, saltiamo fino a quando abbiamo fiato.
Qui ci sono alcune foto che a causa di alcol, sudore, grida e spintoni non sono un granché, ma rendono abbastanza l'idea.







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sabato 11 giugno 2011

Mi piace la luce

Mi sono sempre piaciuti i giornali di case, quelli che ti fanno vedere appartamenti di 200 metri quadri in Central Park abitati da studenti oppure 10 metri quadri in centro a Milano in cui ci stanno magicamente, oltre al necessario, una piscina e una sauna. Io ho sempre adorato questi giornali, passerei ore a guardarli, mi piacciono i mille oggetti assurdi che ti propongono, mi piacciono le case con un muro viola uno rosso e uno verde e mi piacciono anche quelle minimal. Mi piacciano tantissimo le case super  luminose, quelle che hanno più finestre che muri. Mi piace la luce in generale e mi piace tutto ciò che genera luce, sia che sia naturale sia che sia artificiale. Mi piacciono le lampade, tantissimo e più sono inutili e ingombranti più mi piacciono. Solo in camera mia ce ne sono 8. A cosa mi servono? A niente. Mi piacciono e basta e ogni tanto ne accendo una, ogni tanto un'altra. Ne ho una enorme tutta di plastica rossa a forma di tulipano che fa una luce inutile ma bellissima, ho qualche lampada classica di design e qualcuna dell'ikea. Ovviamente ho anche quella lampada fatta con i pezzi di lego a cui puoi dare la forma che vuoi. Quelle della Kartell mi fanno impazzire, mi piacerebbe averne tante dello stesso modello ma di colori diversi.
Mi piacciono le lampade e mi piace la luce. Mi piace la luce perché esalta le piccole cose e le fa sembrare bellissime.

giovedì 9 giugno 2011

Buona la prima

sabato 4 giugno 2011

Alimentazione sana

Credo di aver bisogno di qualcuno che controlli la mia alimentazione, non per forza che mi prepari le cose da mangiare ma che mi blocchi quando sto per ingerire l'ennesima porcata della giornata. Faccio un rapido schema riassuntivo degli ultimi 4 o 5 giorni.

Mercoledì
11:30 fetta di torta
12:30 pezzo di torta salata, certosa e non mi ricordo
16:30 mezzo tubo di pringles
19:00 patatine e spritz
21:00 un quarto di pizza
22:00-23:30 piatto di pasta, salsiccia, qualche tipo di carne e macedonia

Giovedì
05:30 un etto di spaghetti in bianco
13:00 due brioches e un cappuccio d'orzo
16:30 varia frutta
17:30 buona dose di gelato
20:00 panino con hamburger, uovo e condimenti vari

Venerdì
09:30 yogurt con cereali
14:00 certosa, focaccia di Genova, torta salata
21:00 pizzette, pasta, salumi, melone, gelato...
...
Ok, mi fermo qui. Non so come ho fatto a non star male. So che però adesso avrei voglia di un bel gelato, ma in casa è finito e di sicuro non faccio lo sforzo di andare a prenderlo fuori... tanto anche se resto senza non dovrei avere grossi problemi.
Qualcuno vuole prendersi cura di me?


(scusate la grafica, stiamo lavorando per voi)

martedì 31 maggio 2011

Ho voglia di tornare lì.

Maldive, Aprile 2010

Non ricordo di aver mai sofferto tutto quel caldo. Non ricordo altri episodi in cui gli occhiali da sole e la macchina fotografica si sono appannati per l'umidità. Non ricordo di aver sudato così tanto stando ferma. Non ricordo un viaggio in aereo peggiore. Non ricordo un mare così azzurro e una sabbia così bianca. Non ricordo un posto più disperso. 
Ho voglia di tornare lì per godermi tutto quello che la prima volta non sono riuscita a godermi.

domenica 22 maggio 2011

Fate l'amore.

Già, fate l'amore. O se preferite fate del sesso. Sempre di quello si tratta. E' la cosa più naturale del mondo, uno delle più antiche, una delle migliori. E' una di quelle cose lì, come mangiare, bere e dormire, che si fanno da sempre perché servono ma soprattutto perché fanno bene e fanno stare bene. E' una di quelle cose lì che fanno tutti: le persone, gli animali e anche i fiori a modo loro. E' una di quelle cose lì che ti fa capire che spesso è meglio essere in due piuttosto che da soli. Fate l'amore, o fate del sesso. Non ha importanza con chi. Non ha importanza se lo fate con l'uomo o la donna della vostra vita, con il vostro fidanzato o con uno che avete conosciuto una sera a una festa. Non importa se c'è un sentimento profondo, infinita passione o solo la voglia di divertirsi un po' per una notte. Non importa se il mattino dopo vi svegliate abbracciati e fate colazione a letto insieme o se vi girate dall'altra parte e trovate solo le lenzuola un po' troppo stroppicciate. Non importa nemmeno se è la coronazione di una storia d'amore o se è un vodka lemon di troppo. Non mi importa. Quello che importa è tutto quello che succede in quella porzione, più o meno lunga, di tempo. Può esserci confidenza, vergogna, imbarazzo, intesa, tutto quello che volete, ma alla fine nemmeno questo conta più di tanto. Quando si è lì, a condividere gli stessi centimetri quadrati in due non si pensa ad altro e potete stare tranquilli... non c'era nulla di meglio da fare.